Che cos'è il visto B-2

Il B-2 è il visto turistico per eccellenza: ammette gli stranieri negli Stati Uniti per scopi di piacere, visite a familiari e amici, partecipazione a convegni sociali o eventi sportivi non remunerati, cure mediche programmate. È nato come «pleasure visa» nel 1924 e da allora è la chiave d'ingresso più diffusa in America per chi non viaggia per lavoro né per studio.

Per i cittadini italiani il discorso è dominato dall'ESTA: l'autorizzazione del Visa Waiver Program copre tutti i viaggi turistici fino a 90 giorni e rende il visto B-2 superfluo nella stragrande maggioranza dei casi. Il visto B-2 ha senso, in concreto, in quattro situazioni: soggiorni superiori ai 90 giorni; pazienti che richiedono cure mediche di durata variabile; viaggiatori con precedente rifiuto ESTA o problemi di ammissibilità; viaggiatori che arriveranno per partecipare a un matrimonio o assistere un parente con un piano di permanenza non prevedibile.

Chi ne ha bisogno (e chi no)

Sono buoni candidati al B-2: i pensionati che desiderano trascorrere l'inverno presso parenti residenti in Florida o Arizona; i genitori che vogliono assistere un figlio italo-americano dopo un parto; chi deve sottoporsi a cure mediche in centri specializzati; gli accompagnatori di un familiare che soggiornerà negli Stati Uniti con un visto di lavoro o di studio (per certe categorie esistono visti dipendenti — H-4, L-2, F-2 — ma per altri il B-2 di accompagnamento è la sola via).

Sono cattivi candidati: chi sta cercando lavoro, chi pensa di iscriversi a un master e poi convertire lo status, chi vuole entrare per stabilirsi presso il fidanzato americano (esiste il K-1), chi vuole partorire negli Stati Uniti senza piani residenziali coerenti. Tutte queste fattispecie configurano un intento immigrante che il consolato individua con relativa facilità.

Attività ammesse

  • Turismo, viaggi di piacere, vacanze studio non strutturate;
  • visite a parenti, amici, partecipazione a matrimoni, funerali, lauree;
  • partecipazione a conferenze come uditore (senza relazione retribuita);
  • partecipazione a corsi non accademici di breve durata: yoga, cucina, danza (purché non orari fissi quotidiani);
  • cure mediche, dentistiche o psichiatriche programmate;
  • volontariato non retribuito presso organizzazioni religiose o no profit, in attività non specialistiche.

Attività vietate

  • Lavoro retribuito di qualunque tipo, anche occasionale o «in nero»;
  • iscrizione a un programma accademico strutturato (richiede F-1 o M);
  • matrimonio finalizzato all'immediato adjustment of status (configura una willful misrepresentation se non dichiarato);
  • babysitting o assistenza domiciliare retribuita per familiari residenti;
  • partecipazione a programmi di au pair (esiste il J-1).

Visite mediche e cure

Il B-2 è il visto comunemente usato per chi si sposta negli Stati Uniti per cure mediche. Il consolato richiede tre documenti specifici: una lettera del medico curante in Italia che descriva la condizione e indichi la cura cercata oltreoceano; una lettera del medico o ospedale americano che confermi presa in carico, durata stimata e costi; e la prova della capacità di pagare (assicurazione, conto cointestato, lettera di un familiare che si farà carico). La prima volta in molti dimenticano il terzo punto e il visto viene rifiutato non per dubbi sulla bontà della cura ma perché il consolato teme che il sistema sanitario o lo Stato finisca per pagare il conto.

La procedura consolare

Si compila il DS-160, si paga la fee di 185 dollari, si prenota il colloquio. Per il B-2 il consolato chiede un piano di viaggio specifico (date, città, pernottamenti, persone da visitare) e la prova della capacità economica: estratti conto, ultime tre buste paga o dichiarazione dei redditi, e — soprattutto — i legami con l'Italia che giustificano il ritorno (lavoro, casa, famiglia, eventuali studi in corso, contratti pendenti).

Il refusal §214(b) è il rischio principale. La frase del consolato è quasi sempre la stessa: «non ha dimostrato sufficienti legami con il paese di residenza». Non è un rifiuto definitivo: si può ripresentare la domanda fornendo evidenze più solide. Ma ogni rifiuto resta nel sistema CCD e va dichiarato nei DS-160 successivi.

Durata e proroghe

Il B-2 dura tipicamente dieci anni con ingressi multipli. La permanenza per ingresso è fissata dal CBP sull'I-94 e di solito è sei mesi. È possibile chiedere una proroga di altri sei mesi presentando il modulo I-539 prima della scadenza dell'I-94, ma l'USCIS valuta con sempre maggiore rigore le richieste e il diniego non è raro. Una proroga rifiutata espone al rischio di accumulo di unlawful presence dal giorno della scadenza originaria, con conseguenti bar di tre o dieci anni se la persona supera 180 giorni o un anno di unlawful presence.

Il cattivo uso del B-2

Il caso più grave è la cosiddetta visa fraud: entrare con B-2 dichiarando un soggiorno turistico ma con un piano già definito di lavoro, studio o matrimonio. La regola dei 30/60 giorni del Foreign Affairs Manual presume willful misrepresentation se entro 30 giorni dall'ingresso la persona inizia a fare cose incompatibili con il B-2, e crea una presunzione superabile fino a 60 giorni. Conseguenza: ineligibilità a vita ai sensi della §212(a)(6)(C)(i) INA, salvo waiver. Anche solo iscriversi a un corso intensivo di inglese il giorno dopo l'arrivo, o presentare una domanda di adjustment of status nelle prime due settimane, scatena la presunzione.

Ritardi USCIS e rimedi: il writ of mandamus

I tempi di lavorazione USCIS pubblicati sono medie statistiche: una quota non trascurabile di pratiche eccede sensibilmente questi tempi senza motivi sostanziali. Quando una pratica resta pendente oltre il doppio del tempo medio del proprio Service Center, esistono rimedi legali per forzare una decisione. Il principale è il writ of mandamus, un'azione federale che chiede al giudice di ordinare a USCIS di emettere una decisione (non di approvarla, ma di deciderla) in tempi ragionevoli.

Per le pratiche di green card pendenti da molti mesi oltre la norma, il mandamus è uno strumento mirato: dal deposito al provvedimento giudiziale passano tipicamente 60-120 giorni e, nella grande maggioranza dei casi, USCIS decide la pratica prima della pronuncia formale del giudice. È particolarmente utile quando i normali strumenti (case inquiry, e-Request, intervento dell'ombudsman, lettera al congressman) non hanno prodotto risultati.