Il 26 maggio 2026 il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha diffuso una direttiva del proprio capo dell'ufficio legale, il General Counsel James Percival, che ordina agli avvocati dell'ICE — l'Office of the Principal Legal Advisor — di elaborare «politiche anti-frode» per un'applicazione «robusta» dell'8 U.S.C. § 1324c, la norma civile che sanziona la frode documentale in materia di immigrazione. La direttiva precisa che lo sforzo «deve includere azioni contro gli avvocati che presentano domande di asilo false davanti alle corti d'immigrazione». Non introduce nuove sanzioni: segnala che strumenti già esistenti verranno usati molto più spesso, e non solo contro chi la domanda la presenta, ma contro chi la firma come legale.

Detta così, può sembrare ragionevole. Nessuno difende la frode in materia di asilo. Il problema non è l'obiettivo dichiarato — colpire chi froda — ma il modo in cui la direttiva è scritta, e ciò che dice di un'intera professione.

La frode esiste. Ed è già punita.

La frode dell'asilo non è un territorio senza legge. È reato federale, e viene perseguita con regolarità. Nel 2019 un avvocato del Queens è stato condannato a cinque anni di carcere per aver gestito un giro di domande di asilo fabbricate; nel 2021 un sedicente legale in Florida ha preso oltre vent'anni per aver presentato centinaia di domande false; nel 2023, a New York, alcuni avvocati di uno studio si sono dichiarati colpevoli di aver preparato dichiarazioni mendaci e istruito i clienti a mentire sotto giuramento.

A questo si aggiunge l'apparato deontologico. Le Model Rules della professione vietano già di presentare al giudice prove che si sanno false (Regola 3.3) e di assistere il cliente in una condotta fraudolenta (Regola 1.2(d)). L'EOIR — l'ufficio che amministra le corti d'immigrazione — può sospendere o radiare l'avvocato che se ne macchia. Gli strumenti, insomma, esistono già, e funzionano contro chi delinque davvero: legge penale, sanzione disciplinare, espulsione dall'albo dei procuratori ammessi davanti alle corti.

La domanda diventa allora inevitabile: a che cosa serve la nuova direttiva, se non a fare ciò che la legge penale e quella disciplinare già fanno? La risposta sta nel linguaggio con cui è formulata.

L'accusa non è a un avvocato. È a tutti.

La direttiva non parla di singoli professionisti disonesti. Cita testualmente il Presidente: «l'avvocatura dell'immigrazione, e i potenti uffici pro bono dei grandi studi, istruiscono frequentemente i clienti a nascondere il proprio passato o a mentire sulle proprie circostanze» quando chiedono asilo. Persino i reparti pro bono dei grandi studi legali — quelli che difendono gratuitamente i casi più disperati — finiscono nel mucchio. È un'affermazione che, come ha rilevato la CBS, è stata fatta «senza citare un solo dato».

C'è una differenza enorme, e non soltanto retorica, tra perseguire un truffatore e dichiarare — come posizione ufficiale di un governo — che una professione, in quanto tale, è un'impresa di frode. La prima è applicazione della legge. La seconda è un giudizio collettivo su decine di migliaia di persone, pronunciato proprio da chi quelle persone affronta ogni giorno in aula come controparte.

Proviamo a invertire le parti.

Immaginiamo che un avvocato dell'immigrazione pubblichi un comunicato formale in cui afferma che ogni agente dell'ICE, in modo sistematico, abusa, vessa e viola i diritti costituzionali degli immigrati. Quale reazione avrebbe? Verrebbe denunciato — e giustamente — come una generalizzazione temeraria e diffamatoria, che infanga migliaia di funzionari per la condotta documentata di alcuni. E quella reazione sarebbe corretta: non si giudica un'intera categoria dai suoi elementi peggiori.

Il test dello specchio

Se un legale privato diffamasse così un'intera agenzia, rischierebbe conseguenze disciplinari per scorrettezza professionale. Quando è lo Stato a diffamare un'intera professione, lo chiama «politica». L'asimmetria è il punto: la norma — non si condanna una categoria per le colpe di pochi — vale nei due sensi, o non vale.

Ebbene: l'accusa rivolta all'avvocatura è esattamente l'immagine speculare di quel comunicato immaginario. Solo che a pronunciarla non è un privato in un blog, ma il governo in un atto ufficiale.

L'effetto vero: non la punizione, ma il timore.

Il § 1324c è una norma civile, concepita per i documenti falsi e le domande fraudolente. Il procedimento comincia con un notice of intent to fine, prosegue davanti a un giudice amministrativo e può arrivare a multe fino a 4.730 dollari per ciascun atto fraudolento alla prima violazione, e fino a 11.823 dollari per quelle successive. Può sfociare in un ordine di cessazione, in una segnalazione agli organi disciplinari — con sospensione o radiazione — e, nei casi più gravi, in un'incriminazione penale.

È significativo che la stessa direttiva anticipi il conflitto d'interessi: chiede che l'avvocato dell'ICE incaricato di perseguire la presunta frode sia tenuto separato dalla causa di merito. È un'ammissione. Senza quella separazione, il pubblico funzionario seduto dall'altra parte del tavolo potrebbe usare la minaccia della sanzione come leva nella stessa causa che sta discutendo.

Qui sta il danno reale. Nei procedimenti di espulsione — che sono di natura civile — lo straniero ha comunque diritto a farsi assistere da un legale a proprie spese (8 U.S.C. § 1362). Quel diritto si svuota se gli avvocati imparano che difendere con vigore un cliente impopolare può trasformarli, a loro volta, in imputati. Non occorre colpirne molti: ne bastano pochi perché tutti gli altri ci pensino due volte. È la definizione stessa di effetto dissuasivo.

Perché conta

Un sistema accusatorio funziona soltanto se esistono avvocati disposti a prendere i casi difficili e le persone sgradite. La mossa da osservare è la confusione — voluta — tra patrocinio e frode: tra sostenere che il proprio cliente rientra nei requisiti dell'asilo, che è il mestiere dell'avvocato, e fabbricare prove, che è reato. La prima condotta è tutelata dall'ordinamento; la seconda è già punita da tempo.

Una direttiva che, invece di colpire i secondi, mette sotto sospetto i primi non è una politica anti-frode. È un messaggio all'avvocatura. E i messaggi, in uno Stato di diritto, andrebbero scritti con più prudenza di così.

Nota della redazione

Questo è un articolo di commento e di opinione, non una consulenza legale. Descrive una direttiva amministrativa e il suo possibile impatto; ogni situazione individuale — soprattutto in presenza di una domanda di asilo pendente, di precedenti rifiuti o di periodi di permanenza irregolare — richiede la valutazione di un avvocato esperto in immigrazione.

Fonti. Comunicato DHS, «DHS Takes Additional Steps to Crack Down on Asylum Fraud», 26 maggio 2026 (dhs.gov); N. Sganga, «DHS memo directs ICE to ramp up asylum-related fraud cases», CBS News, 26 maggio 2026 (cbsnews.com); 8 U.S.C. § 1324c e § 1362; American Immigration Lawyers Association, dichiarazione sul memorandum presidenziale di marzo 2025 (aila.org).