5 maggio 2026 · Rivista digitale
Guida editoriale ai visti e all'immigrazione negli Stati Uniti
Analisi · Economia dell'immigrazione

L'economia dell'uscita: cosa accadrebbe se il 10, 20 o 30% degli immigrati irregolari lasciasse gli Stati Uniti

Stime a confronto sull'effetto che la partenza — volontaria o forzata — di una quota della popolazione irregolare avrebbe su PIL, occupazione, prezzi e conti pubblici. I numeri, le ipotesi e i limiti.

Tra le proposte politiche più discusse degli ultimi anni c'è l'allontanamento su larga scala degli immigrati privi di status legale. Al di là delle posizioni, la domanda che interessa l'economista è più fredda: se una parte di questa popolazione lasciasse gli Stati Uniti — per scelta o per via forzata — quanto ne risentirebbero produzione, occupazione, prezzi e finanze pubbliche? Questa analisi mette a confronto tre scenari — l'uscita del 10, del 20 e del 30% della popolazione irregolare — combinando le stime macroeconomiche più citate con i dati fiscali disponibili. Le cifre sono intervalli illustrativi, non previsioni puntuali: la letteratura stessa è divisa.

In sintesi

  • Oggi vivono negli USA tra i 12 e i 14 milioni di immigrati irregolari; circa 8 milioni fanno parte della forza lavoro. Le stime delle diverse fonti vanno da ~11 a ~15,5 milioni.
  • Ipotizzando che il 65% di chi parte sia in età lavorativa centrale, un'uscita del 10/20/30% equivale a circa 0,85 / 1,7 / 2,5 milioni di lavoratori.
  • Il PIL si ridurrebbe di circa 0,8% / 1,5% / 2,3% rispetto allo scenario base entro il 2028, ossia 245 / 475 / 705 miliardi di dollari l'anno.
  • L'occupazione totale calerebbe di più del numero di chi se ne va — circa 1,2 / 2,3 / 3,5 milioni di posti — perché lavoratori immigrati e nativi sono in larga parte complementari.
  • I prezzi al consumo salirebbero di circa 1,0% / 1,9% / 2,8%, soprattutto in alimentari, edilizia/abitazioni e servizi ad alta intensità di lavoro.
  • Il gettito fiscale perso sarebbe di circa 12 / 24 / 36 miliardi l'anno, di cui 4 / 8 / 12 miliardi di contributi a Social Security e Medicare.
  • Da pesare anche i contrappunti: l'effetto fiscale netto è conteso, il PIL aggregato è cosa diversa dal PIL pro capite, e i lavoratori nativi meno qualificati potrebbero registrare lievi aumenti salariali.

1. Le ipotesi di partenza

Per «immigrati irregolari» (o «privi di documenti») si intende, con il metodo residuale, la popolazione nata all'estero meno i cittadini naturalizzati, i titolari di green card, i rifugiati, gli asilati e i residenti legali temporanei (studenti, lavoratori con visto). È bene ricordare che questa categoria comprende anche diversi milioni di persone con una protezione temporanea dall'allontanamento — Temporary Protected Status (TPS), parole umanitario, richieste d'asilo pendenti, DACA — perché prive di uno status permanente: il Pew Research Center stima che nel 2023 vi rientrassero circa 6 milioni di persone.

Le ipotesi del modello (come richieste per questa analisi)

  • Il 65% di chi lascia il Paese è in età lavorativa centrale (circa 25–54 anni).
  • Poiché privi di autorizzazione al lavoro, questi lavoratori si concentrano in mansioni fisicamente gravose e ad alta intensità di manodopera: edilizia, agricoltura, lavorazione alimentare, ristorazione, logistica, pulizie e assistenza alla persona.
  • Le partenze volontarie e gli allontanamenti forzati sono trattati allo stesso modo.
  • Popolazione di base: 13 milioni (valore centrale). I risultati scalano in modo all'incirca lineare e sono ricalcolabili su qualsiasi base (cfr. Metodologia).

Perché l'ipotesi conta. Concentrare le partenze tra lavoratori in età centrale e in settori a forte intensità di manodopera colloca gli effetti economici nella parte alta dell'intervallo plausibile. Sono mansioni difficili da automatizzare in tempi brevi, difficili da sostituire con la forza lavoro nativa esistente, fortemente complementari ai ruoli occupati dai nativi (gestione, logistica, vendite) e soggette a un'offerta di lavoro rigida nel breve periodo: per questo la carenza si trasferisce sui prezzi più rapidamente.

2. Quanti sono gli immigrati irregolari

Non esiste una cifra unica condivisa; le stime variano per fonte, anno e metodo.

  • Pew Research Center: circa 14 milioni a metà 2023 (massimo storico), di cui circa 6 milioni con una qualche protezione temporanea dall'allontanamento.
  • Per il 2022 (prima dell'ondata recente) Pew, il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) e il Center for Migration Studies convergevano intorno a ~11 milioni; il salto 2022–2023 riflette i numerosi arrivi del 2023–24.
  • FAIR stima di più — ~15,5 milioni — anche perché adotta una definizione più ampia (vi include titolari di DACA e parolee) e metodi diversi.
  • Tendenza 2025: secondo Pew la popolazione è probabilmente calata fino a un milione nella prima metà del 2025, complici l'inasprimento dei controlli e il crollo degli attraversamenti al confine.
  • Forza lavoro: i lavoratori irregolari sono circa il 4,8% della forza lavoro statunitense — all'incirca 8 milioni di persone — concentrati in edilizia e agricoltura (~13–14% degli addetti di quei settori) e nella ristorazione (~7%).

Cifre di lavoro per questa analisi: ~12–14 milioni di residenti e ~8 milioni di lavoratori, con 13 milioni / 8 milioni come caso centrale.

3. Metodologia

L'ancoraggio macroeconomico più solido è il Peterson Institute for International Economics (PIIE), che ha modellato due scenari di espulsione con effetti al 2028: l'allontanamento di 1,3 milioni di lavoratori abbassa il PIL dell'1,2% e l'occupazione dell'1,1% (prezzi +1,5%); quello di 8,3 milioni abbassa il PIL del 7,4% e l'occupazione del 7,0% (prezzi +9,1%). Tra i due punti la relazione è quasi lineare: se ne ricavano coefficienti per milione di lavoratori di circa −0,9% di PIL, −0,85% di occupazione e +1,1% di prezzi.

La catena di stima

  • Dalla popolazione ai lavoratori tramite la quota del 65% in età centrale (così il 10/20/30% di 13 mln diventa 0,85 / 1,7 / 2,5 mln di lavoratori).
  • Applicazione dei coefficienti PIIE a questi numeri per PIL, occupazione e prezzi.
  • Gettito perso tramite la stima ITEP per persona: circa 8,9 miliardi di dollari per milione di persone (qui nella parte alta, perché chi parte è in prevalenza chi percepisce un reddito).
  • PIL in dollari rapportato a un'economia da ~30.800 miliardi (30,8 mila miliardi, 2025); occupazione su ~164 milioni di occupati.

Importante: si tratta di interpolazioni da modelli esistenti, non di una modellazione su misura di questi specifici scenari. Per ricalcolare su una base diversa: all'incirca 0,9 punti di PIL e ~1,1 punti di prezzi per ogni milione aggiuntivo di lavoratori in età centrale che lascia il Paese.

4. I risultati a confronto

La tabella riassume gli effetti dei tre scenari. PIL e occupazione sono riduzioni, i prezzi un aumento; le perdite di gettito sono annue e ricorrenti.

Indicatore (effetto al ~2028, vs. scenario base) Uscita 10% Uscita 20% Uscita 30%
Persone che lasciano il Paese (su ~13 mln)≈ 1,3 mln≈ 2,6 mln≈ 3,9 mln
Lavoratori in età centrale che escono (65%)≈ 0,85 mln≈ 1,7 mln≈ 2,5 mln
Impatto sul PIL≈ −0,8%≈ −1,5%≈ −2,3%
PIL in dollari (economia ~30,8 mila mld)≈ −245 mld $/anno≈ −475 mld $/anno≈ −705 mld $/anno
Occupazione totale (inclusi effetti indiretti)≈ −0,7%≈ 1,2 mln posti≈ −1,4%≈ 2,3 mln posti≈ −2,1%≈ 3,5 mln posti
Prezzi al consumo (livello)≈ +1,0%≈ +1,9%≈ +2,8%
Gettito fiscale perso (federale + statale + locale)≈ 12 mld $/anno≈ 24 mld $/anno≈ 36 mld $/anno
— di cui Social Security + Medicare≈ 4 mld $/anno≈ 8 mld $/anno≈ 12 mld $/anno

Effetti macroeconomici per scenario, al 2028

Riduzione del PIL

10%
−0,8%
20%
−1,5%
30%
−2,3%

Posti di lavoro persi (totale economia)

10%
1,2 mln
20%
2,3 mln
30%
3,5 mln

Aumento dei prezzi al consumo

10%
+1,0%
20%
+1,9%
30%
+2,8%
Figura 1. Effetti cumulati al ~2028 rispetto a uno scenario senza partenze. PIL e occupazione sono riduzioni; i prezzi, un aumento. Elaborazione su coefficienti del Peterson Institute (PIIE).

Gettito fiscale perso ogni anno (miliardi di dollari)

10%
12 mld $
20%
24 mld $
30%
36 mld $
Figura 2. Gettito federale, statale e locale perso per scenario, su base annua. Elaborazione su dati ITEP (~8,9 mld $ per milione di residenti).

Una verifica di coerenza. L'American Immigration Council, ipotizzando l'allontanamento dell'intera popolazione irregolare, stima una perdita di PIL del 4,2%–6,8% (1.100–1.700 miliardi di dollari) — per confronto, durante la Grande Recessione del 2007–09 il PIL si contrasse del 4,3%. Lo scenario al 30% qui sopra si colloca a circa un terzo di quel valore, come ci si aspetta.

5. L'impatto settore per settore

Le perdite di posti di lavoro si concentrerebbero nei settori a più alta intensità di manodopera irregolare. Le cifre qui sotto scalano le stime settoriali pubblicate; data l'ipotesi che le partenze privilegino il lavoro manuale, nella pratica i settori fisici ne sopporterebbero più di queste quote proporzionali.

Settore (posti rimossi, stima illustrativa) 10% 20% 30%
Edilizia e costruzioni≈ 150 mila≈ 305 mila≈ 460 mila
Ristorazione e ospitalità≈ 100 mila≈ 205 mila≈ 305 mila
Manifattura (incl. lavorazione alimentare)≈ 90 mila≈ 178 mila≈ 265 mila
Trasporti e logistica/magazzini≈ 47 mila≈ 94 mila≈ 140 mila
Agricoltura≈ 23 mila≈ 46 mila≈ 70 mila

L'agricoltura merita una nota: il numero assoluto appare modesto solo perché il settore impiega complessivamente meno addetti. In quota, però, il lavoro nei campi è tra i più dipendenti dalla manodopera irregolare — spesso stimata intorno o oltre il 40% dei braccianti — sicché l'interruzione locale di semina, raccolto e lavorazione alimentare sarebbe grave già con un'uscita del 10%. Edilizia e assistenza ad anziani e bambini corrono rischi di concentrazione analoghi. Non a caso esistono canali legali dedicati a questa manodopera stagionale, come i visti H-2A per l'agricoltura e H-2B per i settori non agricoli.

6. Cosa guida i risultati

Perché i posti persi superano il numero di chi se ne va

I modelli prevalenti (e il rapporto di consenso delle National Academies of Sciences) trattano lavoro immigrato e nativo come in larga parte complementari. Una squadra di carpentieri che perde i manovali si ferma; un ristorante che perde il personale di cucina taglia i turni di sala. Così l'allontanamento di ~2,5 milioni di lavoratori (lo scenario al 30%) si associa a ~3,5 milioni di posti persi in totale — all'incirca 0,4 posti in più persi nell'economia per ogni lavoratore che esce. Questa ipotesi di complementarità è il principale motore dei risultati: chi assume una maggiore sostituibilità tra lavoro immigrato e nativo ottiene perdite più contenute.

Perché i prezzi salgono

I settori ad alta intensità di manodopera, con offerta di lavoro rigida nel breve periodo, trasferiscono in fretta la carenza sui prezzi. Alimentari (produzione e trasformazione), edilizia e abitazioni, servizi alla persona sono i più esposti. Ma chi parte è anche consumatore: lo shock riduce pure la domanda — ed è per questo che, nella maggior parte dei modelli, la pressione sui prezzi tende ad attenuarsi su orizzonti più lunghi anche quando la produzione resta sotto il livello base.

Cosa potrebbe amplificare o attenuare l'effetto

  • Amplifica: spesso lasciano il Paese anche familiari cittadini statunitensi (inclusi i figli); un'espulsione più rapida concentra lo shock.
  • Attenua o sposta: i datori di lavoro possono alzare i salari, accelerare l'automazione o delocalizzare; un'uscita più lenta lascia più spazio all'aggiustamento.
  • Geografia: gli effetti si concentrano in California, Texas e Florida, che ospitano la forza lavoro irregolare più numerosa.

7. Il quadro fiscale conteso

La riga del gettito conta solo le entrate perse. Se gli immigrati irregolari siano un saldo fiscale positivo o negativo è oggetto di un'autentica disputa, soprattutto perché gli analisti contano cose diverse.

Dimensione ITEP (ottica dei contributi) FAIR (ottica del costo netto)
Imposte versate (2022)96,7 mld $~31–32 mld $ conteggiati
Effetto fiscale nettoNon stimato (solo imposte)−150,7 mld $ / anno
Popolazione di riferimento~10,9 mln15,5 mln
Cosa viene conteggiatoImposte versate; servizi non sottrattiServizi: istruzione K-12 (~78 mld), sanità; include i figli nati negli USA
Orientamento tipicoPro-immigrazione (sinistra)Restrizionista (destra)

Il punto di mezzo. Il rapporto di consenso delle National Academies of Sciences rileva che gli immigrati di prima generazione (specie per il costo dell'istruzione dei figli) possono rappresentare un costo fiscale netto a livello statale e locale, mentre la seconda generazione è tra i contribuenti netti più solidi; nel lungo periodo l'effetto complessivo sui salari dei nativi è modesto. In breve: la risposta onesta dipende dall'orizzonte temporale e da ciò che si decide di conteggiare.

8. PIL aggregato e PIL pro capite

Una perdita dello 0,8–2,3% del PIL è un costo reale per l'economia nel suo complesso — ma non dimostra, di per sé, che il residente medio stia peggio. Allontanando lavoratori si riducono insieme l'economia e la popolazione: il prodotto e i salari pro capite si muovono molto meno dell'aggregato. Gli economisti di orientamento restrizionista (per esempio il Center for Immigration Studies) insistono su questa distinzione: l'immigrazione fa salire con certezza il PIL totale, ma il suo effetto sul PIL per persona è un'affermazione distinta e più debole.

Vi è poi una dimensione distributiva. Il filone di studi legato a George Borjas sostiene che l'immigrazione ridistribuisce reddito dai lavoratori in concorrenza più diretta con gli immigrati verso datori di lavoro e consumatori — il che implica che l'allontanamento potrebbe portare lievi aumenti salariali ai lavoratori nativi meno qualificati, pur abbassando la produzione e alzando i prezzi altrove. La rassegna delle National Academies trova che l'effetto complessivo sui salari dei nativi è piccolo, con la pressione negativa più netta sui precedenti immigrati e sui nativi privi di diploma. Una contabilità completa pesa dunque produzione aggregata, prodotto pro capite, prezzi, conti pubblici e distribuzione — grandezze che possono muoversi in direzioni diverse.

9. Limiti e incertezze

  • Interpolazione, non modellazione su misura: le cifre su PIL/occupazione/prezzi scalano da due punti del PIIE, ipotizzando una risposta quasi lineare.
  • L'ipotesi del 65% / lavori fisici è una semplificazione: non tutti i lavoratori irregolari svolgono mansioni manuali — una quota non trascurabile occupa posti che richiedono un titolo di studio, inclusi alcuni scienziati e professionisti — quindi la realtà è più sfumata del caso tipico.
  • La popolazione di base è incerta (~11–15,5 mln): tutte le cifre scalano con essa e si possono ricalcolare con i coefficienti della Metodologia.
  • Il fattore tempo conta: gli effetti del PIIE sono cumulati al 2028; un esodo più rapido produce uno shock più acuto, uno più lento lascia spazio all'aggiustamento.
  • Le risposte comportamentali sono stilizzate: partenze dei familiari, aggiustamenti salariali, automazione e delocalizzazione sono difficili da prevedere con precisione.
  • Costi esclusi: il costo operativo dei controlli e delle espulsioni (di per sé ingente) e i costi umani e sociali non rientrano in queste cifre.
  • Stock contro flusso: gli effetti su PIL e occupazione sono spostamenti di livello una tantum; le perdite di gettito sono annue e ricorrenti.

Fonti

  1. Pew Research Center, «U.S. Unauthorized Immigrant Population Reached a Record 14 Million in 2023» (ago. 2025) e relativo Q&A.
  2. Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), Office of Homeland Security Statistics; Center for Migration Studies — stime sulla popolazione irregolare (2022).
  3. Peterson Institute for International Economics (PIIE), «Mass Deportations Would Harm the US Economy» e working paper collegato (2024).
  4. American Immigration Council, rapporto «Mass Deportation» (ott. 2024; agg. 2025) — perdita di PIL e stime occupazionali settoriali.
  5. Penn Wharton Budget Model — analisi delle politiche di espulsione (2025).
  6. Institute on Taxation and Economic Policy (ITEP), «Tax Payments by Undocumented Immigrants» (lug. 2024; dati 2022).
  7. Federation for American Immigration Reform (FAIR), «The Fiscal Burden of Illegal Immigration on United States Taxpayers» (2023; dati 2022).
  8. National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, «The Economic and Fiscal Consequences of Immigration» (2016/2017).
  9. U.S. Bureau of Labor Statistics, comunicato «Foreign-Born Workers» (2024–2025).
  10. Fondo Monetario Internazionale (World Economic Outlook) e U.S. Bureau of Economic Analysis — PIL nominale USA (~30,8 mila miliardi di $, 2025).