immigrazione.net

Il permesso di soggiorno · Procedura

L'appuntamento in Questura: impronte, documenti, ritiro

Dopo il kit c'è la Questura: una convocazione stampata sulla ricevuta, una mattina in fila, le impronte, i documenti originali, e poi mesi di attesa fino all'SMS che dice che il permesso è pronto. Questa pagina spiega che cosa portare, che cosa succede se si manca, come si controlla lo stato della pratica e come si chiede di anticipare quando c'è un'urgenza vera.

Verificato il 20 settembre 2026Lettura: 6 min

In breve

  1. La convocazione per il fotosegnalamento è stampata sulla ricevuta del kit (data, ora, sede) oppure arriva per lettera o SMS; nelle grandi città può cadere mesi dopo la spedizione.
  2. Si portano gli originali di tutto ciò che si è allegato in copia, il passaporto, la ricevuta, quattro fototessere uguali e recenti, la marca da bollo se non era nel kit, e per i minori il minore stesso.
  3. La Questura prende le impronte (art. 5, commi 2-bis e 4-bis, TUI) e la foto, verifica i documenti e, se manca qualcosa, consegna una richiesta di integrazione con un termine.
  4. Se si manca l'appuntamento la pratica non decade, ma resta ferma finché non si fissa un nuovo appuntamento; ogni Questura ha la sua procedura (portale, PEC, sportello).
  5. Lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione con i codici della ricevuta; quando il permesso è «pronto per la consegna» si ritira in Questura con ricevuta e passaporto, spesso su nuovo appuntamento.

La convocazione

Con il kit postale la data dell'appuntamento è, nella maggior parte delle province, stampata sulla ricevuta che l'impiegato consegna: giorno, ora, indirizzo dell'Ufficio immigrazione o del commissariato competente. In alcune province la convocazione arriva dopo, per raccomandata, SMS o email, e in alcune si ottiene attraverso il portale della Questura. Per il primo permesso di lavoro e famiglia la convocazione parte dallo Sportello Unico. L'intervallo tra la spedizione e l'appuntamento va da poche settimane a molti mesi nelle grandi città: nel frattempo la ricevuta copre (La ricevuta). Se la data non compare e non arriva nulla, si controlla il Portale Immigrazione e si scrive alla Questura: la mancata convocazione è un ritardo dell'amministrazione, che non può essere addebitato allo straniero (art. 10-bis L. 241/1990, ultimo periodo).

Che cosa portare

Gli originali di tutti i documenti allegati in fotocopia al kit: passaporto, permesso in scadenza, codice fiscale, contratto di lavoro e buste paga o CU, dichiarazione dei redditi, certificato di iscrizione scolastica o universitaria con gli esami, stato di famiglia, atto di matrimonio, idoneità alloggiativa, contratto di affitto o dichiarazione di ospitalità, il permesso del familiare per le domande per famiglia, la ricevuta del versamento del contributo SSN per studenti e residenti elettivi. La ricevuta postale. Quattro fototessere uguali, recenti, su fondo chiaro, a capo scoperto salvo motivi religiosi (con il viso visibile). Una marca da bollo da 16 euro, se non era già nel kit. I minori vanno portati di persona per la foto e, dai dodici anni, per le impronte; il genitore firma per loro. Chi non parla italiano può farsi accompagnare da una persona di fiducia, ma l'interprete non è previsto per questa fase. Le Questure pubblicano sul sito l'elenco per ciascun tipo di permesso, e conviene guardarlo: un originale mancante significa una seconda convocazione.

Che cosa succede allo sportello

L'operatore verifica l'identità e la corrispondenza tra kit e documenti, acquisisce le impronte digitali — «lo straniero che richiede il permesso di soggiorno è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici» (art. 5, comma 2-bis, TUI), e anche al rinnovo (comma 4-bis) — e la foto digitale, che finiranno sul chip del tesserino; raccoglie la firma; inserisce i dati nel sistema. Se la documentazione è completa, la pratica passa all'istruttoria (i controlli sui precedenti, sul reddito, sul motivo) e poi alla stampa del tesserino presso l'Istituto Poligrafico. Se manca qualcosa, l'operatore consegna una richiesta di integrazione documentale con l'elenco e un termine (di regola 10-30 giorni), e i documenti si portano o si inviano secondo le istruzioni; la richiesta sospende il termine dei novanta giorni per una sola volta (art. 2, comma 7, L. 241/1990). Se emergono motivi ostativi — una condanna, un reddito insufficiente, un requisito mancante — la Questura invierà il preavviso di rigetto, non allo sportello ma per posta, con dieci giorni per rispondere (Diniego e revoca). Per il primo permesso di lavoro allo Sportello Unico si firma anche il contratto di soggiorno e l'Accordo di integrazione.

L'appuntamento mancato

Chi non si presenta non perde la domanda: il kit è stato spedito e la ricevuta esiste; ma la pratica resta ferma fino a un nuovo appuntamento, e la Questura può, dopo un certo tempo e un avviso, archiviare la domanda per mancata presentazione (che è un diniego impugnabile). Ogni Questura ha la sua procedura per riprogrammare: un modulo sul portale, una PEC all'ufficio immigrazione, la presentazione allo sportello in giorni dedicati. Un impedimento documentato — malattia, lavoro, un viaggio autorizzato — va comunicato prima, se possibile, e conservato. Presentarsi in un giorno diverso da quello indicato senza accordo non funziona nelle grandi Questure e funziona in alcune piccole.

Controllare la pratica

Il Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) mostra lo stato della pratica inserendo il codice utente e la password stampati sulla ricevuta: «in trattazione», «il documento è in fase di consegna», «pronto per la consegna presso l'ufficio». In molte province arriva anche un SMS al numero indicato nel kit. Alcune Questure hanno un portale proprio con lo stato e la data del ritiro. Quando il tesserino è pronto si ritira allo sportello indicato, con il passaporto e la ricevuta, spesso su nuovo appuntamento fissato dall'SMS o dal portale; nel caso del primo permesso di lavoro e famiglia la consegna avviene tramite lo Sportello Unico, che convoca (art. 11, comma 2-bis, DPR 394/1999). Il tesserino va controllato subito: dati, scadenza, tipo di permesso; un errore si corregge chiedendo la rettifica. Il permesso non ritirato resta in Questura per un periodo, poi viene annullato: il ritiro è un obbligo, non una formalità.

Anticipare per urgenze

La Questura convoca secondo il proprio calendario, e nessuno può vendere un appuntamento anticipato (Le truffe). Esiste però in quasi tutte le Questure una procedura per le urgenze documentate: un lutto o una malattia grave nel Paese d'origine, una cura o un esame all'estero, un contratto di lavoro che richiede il documento, un ricongiungimento con termini, un concorso. Si chiede per PEC o attraverso l'indirizzo indicato sul sito, allegando la prova, e la Questura decide. Per i viaggi nel Paese d'origine con la ricevuta non serve anticipare: il rientro è ammesso (La ricevuta). Quando l'attesa supera i novanta giorni e produce un danno, c'è il ricorso contro il silenzio (Il permesso non arriva).

Fonti

D.Lgs. 286/1998, art. 5 (commi 2-bis, 4-bis, 8, 9); DPR 394/1999, artt. 9 e 11 (comma 2-bis); regolamento (CE) 1030/2002 e regolamento (UE) 2017/1954 (elementi biometrici dei permessi); L. 241/1990, artt. 2 (comma 7) e 10-bis; istruzioni delle Questure e del Portale Immigrazione. Verificato il 20 settembre 2026.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.

Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:

  • La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
  • Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
  • Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
  • Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
  • Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.

La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.