Il permesso di soggiorno · Procedura
L'appuntamento in Questura: impronte, documenti, ritiro
Dopo il kit c'è la Questura: una convocazione stampata sulla ricevuta, una mattina in fila, le impronte, i documenti originali, e poi mesi di attesa fino all'SMS che dice che il permesso è pronto. Questa pagina spiega che cosa portare, che cosa succede se si manca, come si controlla lo stato della pratica e come si chiede di anticipare quando c'è un'urgenza vera.
In breve
- La convocazione per il fotosegnalamento è stampata sulla ricevuta del kit (data, ora, sede) oppure arriva per lettera o SMS; nelle grandi città può cadere mesi dopo la spedizione.
- Si portano gli originali di tutto ciò che si è allegato in copia, il passaporto, la ricevuta, quattro fototessere uguali e recenti, la marca da bollo se non era nel kit, e per i minori il minore stesso.
- La Questura prende le impronte (art. 5, commi 2-bis e 4-bis, TUI) e la foto, verifica i documenti e, se manca qualcosa, consegna una richiesta di integrazione con un termine.
- Se si manca l'appuntamento la pratica non decade, ma resta ferma finché non si fissa un nuovo appuntamento; ogni Questura ha la sua procedura (portale, PEC, sportello).
- Lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione con i codici della ricevuta; quando il permesso è «pronto per la consegna» si ritira in Questura con ricevuta e passaporto, spesso su nuovo appuntamento.
La convocazione
Con il kit postale la data dell'appuntamento è, nella maggior parte delle province, stampata sulla ricevuta che l'impiegato consegna: giorno, ora, indirizzo dell'Ufficio immigrazione o del commissariato competente. In alcune province la convocazione arriva dopo, per raccomandata, SMS o email, e in alcune si ottiene attraverso il portale della Questura. Per il primo permesso di lavoro e famiglia la convocazione parte dallo Sportello Unico. L'intervallo tra la spedizione e l'appuntamento va da poche settimane a molti mesi nelle grandi città: nel frattempo la ricevuta copre (La ricevuta). Se la data non compare e non arriva nulla, si controlla il Portale Immigrazione e si scrive alla Questura: la mancata convocazione è un ritardo dell'amministrazione, che non può essere addebitato allo straniero (art. 10-bis L. 241/1990, ultimo periodo).
Che cosa portare
Gli originali di tutti i documenti allegati in fotocopia al kit: passaporto, permesso in scadenza, codice fiscale, contratto di lavoro e buste paga o CU, dichiarazione dei redditi, certificato di iscrizione scolastica o universitaria con gli esami, stato di famiglia, atto di matrimonio, idoneità alloggiativa, contratto di affitto o dichiarazione di ospitalità, il permesso del familiare per le domande per famiglia, la ricevuta del versamento del contributo SSN per studenti e residenti elettivi. La ricevuta postale. Quattro fototessere uguali, recenti, su fondo chiaro, a capo scoperto salvo motivi religiosi (con il viso visibile). Una marca da bollo da 16 euro, se non era già nel kit. I minori vanno portati di persona per la foto e, dai dodici anni, per le impronte; il genitore firma per loro. Chi non parla italiano può farsi accompagnare da una persona di fiducia, ma l'interprete non è previsto per questa fase. Le Questure pubblicano sul sito l'elenco per ciascun tipo di permesso, e conviene guardarlo: un originale mancante significa una seconda convocazione.
Che cosa succede allo sportello
L'operatore verifica l'identità e la corrispondenza tra kit e documenti, acquisisce le impronte digitali — «lo straniero che richiede il permesso di soggiorno è sottoposto a rilievi fotodattiloscopici» (art. 5, comma 2-bis, TUI), e anche al rinnovo (comma 4-bis) — e la foto digitale, che finiranno sul chip del tesserino; raccoglie la firma; inserisce i dati nel sistema. Se la documentazione è completa, la pratica passa all'istruttoria (i controlli sui precedenti, sul reddito, sul motivo) e poi alla stampa del tesserino presso l'Istituto Poligrafico. Se manca qualcosa, l'operatore consegna una richiesta di integrazione documentale con l'elenco e un termine (di regola 10-30 giorni), e i documenti si portano o si inviano secondo le istruzioni; la richiesta sospende il termine dei novanta giorni per una sola volta (art. 2, comma 7, L. 241/1990). Se emergono motivi ostativi — una condanna, un reddito insufficiente, un requisito mancante — la Questura invierà il preavviso di rigetto, non allo sportello ma per posta, con dieci giorni per rispondere (Diniego e revoca). Per il primo permesso di lavoro allo Sportello Unico si firma anche il contratto di soggiorno e l'Accordo di integrazione.
L'appuntamento mancato
Chi non si presenta non perde la domanda: il kit è stato spedito e la ricevuta esiste; ma la pratica resta ferma fino a un nuovo appuntamento, e la Questura può, dopo un certo tempo e un avviso, archiviare la domanda per mancata presentazione (che è un diniego impugnabile). Ogni Questura ha la sua procedura per riprogrammare: un modulo sul portale, una PEC all'ufficio immigrazione, la presentazione allo sportello in giorni dedicati. Un impedimento documentato — malattia, lavoro, un viaggio autorizzato — va comunicato prima, se possibile, e conservato. Presentarsi in un giorno diverso da quello indicato senza accordo non funziona nelle grandi Questure e funziona in alcune piccole.
Controllare la pratica
Il Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) mostra lo stato della pratica inserendo il codice utente e la password stampati sulla ricevuta: «in trattazione», «il documento è in fase di consegna», «pronto per la consegna presso l'ufficio». In molte province arriva anche un SMS al numero indicato nel kit. Alcune Questure hanno un portale proprio con lo stato e la data del ritiro. Quando il tesserino è pronto si ritira allo sportello indicato, con il passaporto e la ricevuta, spesso su nuovo appuntamento fissato dall'SMS o dal portale; nel caso del primo permesso di lavoro e famiglia la consegna avviene tramite lo Sportello Unico, che convoca (art. 11, comma 2-bis, DPR 394/1999). Il tesserino va controllato subito: dati, scadenza, tipo di permesso; un errore si corregge chiedendo la rettifica. Il permesso non ritirato resta in Questura per un periodo, poi viene annullato: il ritiro è un obbligo, non una formalità.
Anticipare per urgenze
La Questura convoca secondo il proprio calendario, e nessuno può vendere un appuntamento anticipato (Le truffe). Esiste però in quasi tutte le Questure una procedura per le urgenze documentate: un lutto o una malattia grave nel Paese d'origine, una cura o un esame all'estero, un contratto di lavoro che richiede il documento, un ricongiungimento con termini, un concorso. Si chiede per PEC o attraverso l'indirizzo indicato sul sito, allegando la prova, e la Questura decide. Per i viaggi nel Paese d'origine con la ricevuta non serve anticipare: il rientro è ammesso (La ricevuta). Quando l'attesa supera i novanta giorni e produce un danno, c'è il ricorso contro il silenzio (Il permesso non arriva).
Fonti
D.Lgs. 286/1998, art. 5 (commi 2-bis, 4-bis, 8, 9); DPR 394/1999, artt. 9 e 11 (comma 2-bis); regolamento (CE) 1030/2002 e regolamento (UE) 2017/1954 (elementi biometrici dei permessi); L. 241/1990, artt. 2 (comma 7) e 10-bis; istruzioni delle Questure e del Portale Immigrazione. Verificato il 20 settembre 2026.
Dove chiedere aiuto
Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.
Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:
- La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
- Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
- Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
- Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
- Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.
La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.