Lavorare · Che cosa fare se
Le truffe del decreto flussi e dei permessi
Attorno a ogni scarsità nasce un mercato, e le quote del decreto flussi sono la scarsità più redditizia dell'immigrazione italiana: nulla osta venduti a migliaia di euro per posti di lavoro che non esistono, agenzie che promettono il «visto sicuro», siti che fanno pagare moduli gratuiti, finte sanatorie annunciate ogni primavera. Questa pagina descrive le truffe più comuni, dice che cosa è gratuito per legge, e spiega perché chi ha pagato è una vittima che può denunciare senza perdere il permesso.
In breve
- Nessuno può «garantire» un nulla osta, un visto o un permesso: dipendono da quote, controlli e uffici pubblici. Chi lo promette a pagamento mente.
- Il lavoratore non paga mai per essere assunto: la domanda di nulla osta la fa il datore, la precompilazione sul portale è gratuita, i patronati assistono gratis per legge (L. 152/2001), il kit postale costa solo i diritti (30 € + bollo + tesserino), gli appuntamenti in Questura non si comprano.
- Chi vende un nulla osta per un lavoro inesistente commette truffa (art. 640 c.p.), favoreggiamento dell'ingresso o della permanenza irregolare «al fine di trarre un ingiusto profitto» (art. 12, commi 1, 3 e 5, TUI, fino a quattro anni per la permanenza, molto di più per l'ingresso), spesso falso e, se poi sfrutta, caporalato (art. 603-bis c.p.).
- Chi ha pagato è vittima: la legge punisce il datore che ha presentato domande false (irricevibilità, esclusione per tre anni, revoca, reato: art. 22, commi 2-ter, 5-bis, 5-quater, 12) e non il lavoratore, che può denunciare senza conseguenze sul proprio permesso ed è protetto dall'art. 18-ter se è stato sfruttato.
- Denunciare: Polizia o Carabinieri, Procura, Ispettorato del lavoro, sindacati e associazioni; conservare ricevute, messaggi, contratti; non pagare «per sbloccare» dopo il primo pagamento.
Perché il mercato esiste
Il decreto flussi assegna poche decine di migliaia di posti a centinaia di migliaia di aspiranti, con un click day in cui vince chi arriva primo, e richiede un datore italiano che presenti la domanda per un lavoratore che sta all'estero (Il click day). Il lavoratore all'estero non conosce datori italiani; il datore italiano non conosce lavoratori all'estero; tra i due si inseriscono intermediari — connazionali già in Italia, «agenzie» nei Paesi d'origine, prestanome che aprono ditte, professionisti infedeli — che vendono l'anello mancante: la domanda di nulla osta a nome di un datore, vero o finto, per un prezzo che nelle inchieste va da 3.000 a 15.000 euro, pagato in parte prima del click day e in parte al visto. Il datore finto non assumerà mai; il lavoratore entra con un visto regolare e si trova senza lavoro, senza contratto di soggiorno, spesso già in debito, e scivola nell'irregolarità e nel lavoro nero. Le inchieste delle Procure del 2023-2024 hanno accertato che in alcune province una quota molto alta dei nulla osta non era seguita da alcuna assunzione, e il Governo ha risposto con la precompilazione, i controlli anticipati, il tetto di tre domande per i privati, l'irricevibilità per chi non ha firmato il contratto di soggiorno in passato, la sospensione delle domande da alcuni Paesi (Il decreto flussi). Il mercato si è adattato: oggi le domande passano per ditte con fatturato vero e per associazioni compiacenti, e i prezzi sono saliti.
Le truffe più comuni
- Il nulla osta venduto. Un intermediario propone un «posto di lavoro» in Italia per una somma; il datore esiste sulla carta (una ditta individuale aperta da poco, una cooperativa, un'azienda agricola con più domande che ettari); la domanda è presentata al click day; se passa, il lavoratore paga il resto e ottiene il visto; all'arrivo nessuno lo aspetta o lo si mette a lavorare in nero «finché arriva il permesso». Segnali: la richiesta di denaro al lavoratore; il datore che non si può incontrare o sentire; il contratto proposto con paga e orario che non corrispondono al settore; la promessa che «il permesso poi lo converti».
- Il «visto garantito». Agenzie e siti — spesso con nomi ufficiali e loghi italiani — promettono un visto per lavoro, studio o turismo con esito assicurato, a pagamento anticipato. I consolati decidono da soli; nessuno ha corsie riservate; i fornitori esterni dei consolati (VFS, TLS) incassano solo i diritti pubblicati. Segnali: pagamenti su conti personali o in contanti, «contatti al consolato», la fretta.
- La sanatoria che non c'è. Ogni anno circolano notizie di una «nuova regolarizzazione» con moduli e scadenze inventati, e intermediari che raccolgono documenti e denaro per «prenotare il posto». L'ultima regolarizzazione è del 2020 (Le regolarizzazioni); una nuova richiederebbe una legge o un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sarebbe su tutti i siti istituzionali. Fino ad allora, chiunque prometta di «regolarizzare» un irregolare a pagamento mente, e la domanda di nulla osta presentata per chi è già in Italia è una dichiarazione falsa che si scopre al consolato (che pretende la presenza del lavoratore all'estero) e che espone il datore.
- Il permesso a pagamento. «Conosco uno in Questura», «ti faccio avere il permesso», «ti do un contratto per il rinnovo» (contratti di lavoro fittizi venduti per il rinnovo o la conversione, con buste paga false e contributi non versati). La Questura rilascia il permesso solo con requisiti veri e controlla INPS e Agenzia delle Entrate: il contratto finto porta alla revoca e a un procedimento per falso (art. 5, comma 8-bis: chi usa documenti falsi per il permesso è punito con la reclusione da uno a sei anni, e il permesso è revocato).
- L'appuntamento venduto. Gli appuntamenti in Questura e negli uffici passaporti sono gratuiti; chi li vende (li prenota in massa con programmi e li cede) commette un illecito, e l'ufficio può annullare la prenotazione. Le Questure hanno introdotto prenotazioni nominative e code online proprio per questo (L'appuntamento in Questura).
- I falsi professionisti. Persone che si presentano come avvocati, «consulenti per l'immigrazione», «agenzie di pratiche» senza titoli: raccolgono documenti e soldi, compilano male o non compilano, spariscono. In Italia possono assistere nelle pratiche di immigrazione gli avvocati iscritti all'albo (verificabile sul sito del Consiglio nazionale forense), i consulenti del lavoro, i patronati e le associazioni riconosciute; l'esercizio abusivo della professione è reato (art. 348 c.p.). Un professionista vero rilascia fattura, ha un ufficio, non chiede contanti senza ricevuta, non promette esiti.
- I siti che fanno pagare il gratuito. Moduli del kit postale, prenotazioni, «precompilazione della domanda di nulla osta» venduti online a decine o centinaia di euro: sono gratuiti sui portali pubblici (Portale Servizi ALI, Portale Immigrazione delle Poste, Prenotafacile). Il pagamento online non dà alcuna priorità.
Che cosa è gratuito per legge
- La domanda di nulla osta sul Portale Servizi ALI del Ministero dell'Interno: la fa il datore, gratis, con SPID; nessuna tassa.
- L'assistenza dei patronati (INCA, INAS, ITAL, ACLI, EPASA…): «le attività… sono svolte gratuitamente» (L. 152/2001), comprese le pratiche di nulla osta, ricongiungimento, permesso; l'art. 22, comma 14, TUI estende le loro attribuzioni ai lavoratori extracomunitari (L'aiuto gratuito).
- Gli sportelli dei Comuni, delle Prefetture (Sportello unico), delle associazioni convenzionate, dei sindacati: informazioni e compilazione gratuite.
- Il kit postale: si ritira gratis alle Poste; si pagano solo i 30 € di spedizione, la marca da bollo di 16 € e il tesserino (30,46 €) e il contributo se dovuto (I costi del permesso).
- Gli appuntamenti in Questura, i moduli, le informazioni telefoniche, la consultazione dello stato della pratica sul portale della Polizia di Stato.
- Il patrocinio a spese dello Stato per i ricorsi, a chi ha redditi bassi (Il patrocinio).
Sono invece legittimi e a pagamento: l'avvocato (con preventivo scritto), il consulente del lavoro per il datore, il traduttore giurato, le agenzie per il lavoro autorizzate (che però non possono farsi pagare dal lavoratore: il D.Lgs. 276/2003, art. 11, vieta «oneri in capo ai lavoratori»).
Che cosa rischia chi vende e chi compra
Chi vende risponde di truffa (art. 640 c.p., fino a tre anni, aggravata se organizzata), di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare — per l'ingresso, «chiunque… promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l'ingresso» con documenti ottenuti con la frode è punito con pene da due a sei anni e, se a scopo di profitto e per più persone, da sei a sedici anni (art. 12, commi 1 e 3) — e per la permanenza: «chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero…, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato in violazione delle norme del presente testo unico, è punito con la reclusione fino a quattro anni» (art. 12, comma 5); di falso (artt. 479-483, 495 c.p.) per le dichiarazioni al Sportello unico e al consolato; di caporalato se poi sfrutta (art. 603-bis c.p.). Il datore che ha prestato il nome perde per cinque anni il diritto di chiedere nulla osta se condannato (art. 22, comma 5-bis), è escluso per tre anni se non ha firmato il contratto di soggiorno (comma 2-ter), subisce la revoca di nulla osta, visto e permessi «al sopravvenuto accertamento» (comma 5-quater), e se ha fatto lavorare in nero risponde del reato del comma 12. Chi compra — il lavoratore — non commette il reato di favoreggiamento della propria immigrazione (la legge punisce chi favorisce altri), non è punito per aver pagato, e se ha reso dichiarazioni false al consolato su istruzione dell'intermediario è di regola considerato vittima; il rischio per lui è la revoca del nulla osta e del visto ottenuti con documenti falsi (comma 5-ter), cioè trovarsi irregolare, e la perdita del denaro. Per questo conviene denunciare presto: la denuncia documenta la buona fede, apre la strada dell'art. 18-ter se c'è stato sfruttamento (Lavoro nero e sfruttamento), e consente di chiedere alla Procura e alla Questura di valutare la posizione (in alcune Questure i lavoratori entrati con nulla osta poi risultati fittizi, che hanno denunciato, hanno ottenuto il permesso con un altro datore o per attesa occupazione; la prassi non è uniforme).
Se hai già pagato
- Conserva tutto: ricevute, bonifici, screenshot delle chat, la copia della domanda, il nome e i contatti dell'intermediario e del datore, il contratto proposto.
- Non pagare altro: la seconda richiesta («per sbloccare la pratica», «per il consolato») è parte della truffa.
- Verifica lo stato della domanda: il datore può vederlo sul portale ALI; il lavoratore può chiedere allo Sportello unico (con l'accesso agli atti, L'accesso agli atti) se una domanda a suo nome esiste e in che stato è.
- Denuncia a Polizia, Carabinieri o Procura (anche dall'estero, tramite il consolato o un avvocato in Italia), all'Ispettorato del lavoro se c'è stato lavoro, e rivolgiti a un sindacato o a un'associazione, che conoscono le Procure attive su questi reati.
- Se sei in Italia senza lavoro dopo l'ingresso: prima della scadenza del visto e dei sei mesi del nulla osta cerca un datore vero disposto a presentare una proposta di contratto e chiedi allo Sportello unico e alla Questura il permesso con la prova della mancata firma per fatto del datore (Il contratto di soggiorno); se sei stato sfruttato, l'art. 18-ter.
- Per il recupero del denaro: la costituzione di parte civile nel processo penale o una causa civile; realisticamente, i soldi tornano di rado.
Fonti
D.Lgs. 286/1998, artt. 5 (comma 8-bis), 12 (commi 1, 3, 5, 5-bis), 18-ter, 22 (commi 2-bis.1, 2-bis.2, 2-ter, 5-bis, 5-ter, 5-quater, 12, 14); cod. pen., artt. 348, 479-483, 495, 640, 603-bis; L. 30 marzo 2001, n. 152 (patronati); D.Lgs. 276/2003, art. 11; DL 145/2024 e DL 146/2025 (misure contro le domande fittizie); Ministero dell'Interno, Portale Servizi ALI; Polizia di Stato, portale immigrazione. Verificato il 20 settembre 2026.
Dove chiedere aiuto
Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.
Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:
- La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
- Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
- Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
- Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
- Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.
La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.