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Irregolarità ed espulsione · Spiegazione

Le regolarizzazioni dal 1986 al 2020

L'Italia ha regolarizzato più stranieri con le sanatorie che con i decreti flussi: circa un milione e ottocentomila persone in otto occasioni, sempre a posteriori, quasi sempre legate a un lavoro in nero da far emergere. Conoscerle serve per capire come si è formata la popolazione straniera regolare, per verificare vecchie posizioni (il permesso «da sanatoria» ha effetti ancora oggi), e per riconoscere le false notizie: dal 2020 non c'è alcuna regolarizzazione, e nessuna è in preparazione.

Verificato il 20 settembre 2026Lettura: 8 min

In breve

  1. Una regolarizzazione (o sanatoria, o emersione) è una legge o un decreto che, per un periodo limitato, consente a chi è irregolare ma soddisfa condizioni fissate — di regola la presenza in Italia a una certa data e un rapporto di lavoro — di ottenere un permesso di soggiorno. È sempre una tantum: fuori dalla finestra non esiste.
  2. Otto volte: 1986-87 (L. 943/1986, ~105.000), 1990 (legge Martelli, ~222.000), 1995-96 (DL 489/1995, ~246.000), 1998-99 (DPCM 16 ottobre 1998, ~217.000), 2002-03 (L. 189/2002 e DL 195/2002, ~641.000), 2009 (DL 78/2009, art. 1-ter, solo colf e badanti, 294.744 domande), 2012 (D.Lgs. 109/2012, art. 5, 134.576 domande), 2020 (DL 34/2020, art. 103, 207.542 domande, l'85% nel lavoro domestico).
  3. Il modello italiano: il datore dichiara il rapporto di lavoro in nero e paga un contributo forfettario; il lavoratore ottiene un permesso per lavoro; chi non ha un datore resta fuori (salvo il secondo canale del 2020: un permesso temporaneo di sei mesi per chi aveva un permesso scaduto dopo il 31 ottobre 2019 e aveva lavorato in agricoltura, cura o domestico).
  4. Dal 2020 non c'è alcuna regolarizzazione aperta e nessuna è stata approvata: le proposte di legge d'iniziativa popolare e parlamentare (2023-2025) non sono state votate. Chi annuncia «la nuova sanatoria» o raccoglie soldi per «prenotare» mente.
  5. Le vie ordinarie per uscire dall'irregolarità sono altre e sono nella pagina Come si esce dall'irregolarità.

Il modello

Tutte le regolarizzazioni italiane hanno la stessa architettura: una finestra di alcune settimane o mesi; una data di presenza in Italia anteriore all'annuncio (per evitare che la sanatoria attiri nuovi ingressi), da provare con documenti di enti pubblici; un rapporto di lavoro in corso o da instaurare, dichiarato dal datore, che paga un contributo forfettario per il pregresso; l'assenza di condanne e di segnalazioni; e alla fine un permesso per lavoro (o, nel 1990 e nel 1998, anche per altri motivi). Il lavoratore non ha un diritto proprio: dipende dal datore, e questo ha prodotto in ogni sanatoria il mercato dei «datori a pagamento» e delle domande fittizie, con le Procure che hanno poi accertato migliaia di falsi. La ragione politica è sempre stata la stessa: far emergere il lavoro nero e contare una popolazione che i decreti flussi non riuscivano a far entrare legalmente; il risultato è stato che per decenni la via ordinaria dell'immigrazione italiana è stata «entrare irregolarmente, lavorare in nero, aspettare la sanatoria», e le regole del decreto flussi hanno finito per essere usate come regolarizzazione mascherata di chi era già qui.

Le otto regolarizzazioni

AnnoNormaChiEsito
1986-87L. 30 dicembre 1986, n. 943 (art. 16)Lavoratori extracomunitari presenti al 27 gennaio 1987, con o senza lavoro (iscrizione alle liste di collocamento)113.349 domande, ~105.000 regolarizzati
1990DL 30 dicembre 1989, n. 416, conv. L. 39/1990 (legge Martelli)Stranieri presenti al 31 dicembre 1989, per qualunque motivo (lavoro, studio, famiglia)234.841 domande, ~222.000 regolarizzati
1995-96DL 18 novembre 1995, n. 489 (decreto Dini, reiterato)Lavoratori con rapporto di lavoro in corso da almeno quattro mesi negli ultimi dodici, familiari, con contributi versati dal datore256.048 domande, ~246.000 regolarizzati
1998-99DPCM 16 ottobre 1998 e D.Lgs. 113/1999 (dopo la legge Turco-Napolitano)Presenti al 27 marzo 1998 con lavoro, o con domanda in quota del 1998; inizialmente 38.000 posti, poi senza limite250.966 domande, ~217.000 regolarizzati
2002-03L. 30 luglio 2002, n. 189 (Bossi-Fini), art. 33, e DL 9 settembre 2002, n. 195Colf e badanti (art. 33) e lavoratori subordinati (DL 195) con rapporto da almeno tre mesi al 10 settembre 2002; il datore paga 700 € di contributi forfettari693.937 domande, ~641.000 regolarizzati (la più grande d'Europa)
2009DL 1° luglio 2009, n. 78, art. 1-ter (conv. L. 102/2009)Solo lavoro domestico e di assistenza: rapporto da almeno tre mesi al 30 giugno 2009, datore con reddito ≥ 20.000/25.000 €, contributo di 500 €294.744 domande
2012D.Lgs. 16 luglio 2012, n. 109, art. 5 (attuazione della direttiva 2009/52)Rapporto di lavoro da almeno tre mesi al 9 agosto 2012, presenza dal 31 dicembre 2011 provata con documenti pubblici, contributo di 1.000 € e pagamento dei contributi pregressi134.576 domande, molte respinte
2020DL 19 maggio 2020, n. 34, art. 103 (conv. L. 77/2020)Canale 1: datori di agricoltura, cura e lavoro domestico dichiarano un rapporto con uno straniero presente dall'8 marzo 2020 (o assumono), contributo 500 €. Canale 2: permesso temporaneo di sei mesi per chi aveva un permesso scaduto dopo il 31 ottobre 2019 e aveva lavorato nei tre settori, convertibile con un contratto207.542 domande (canale 1), di cui ~85% domestico; ~13.000 permessi temporanei; istruttorie durate anni

Il 2020, l'ultima

La regolarizzazione della pandemia nasce dall'emergenza dei campi senza braccianti e delle case senza badanti nella primavera del 2020, ed è limitata a tre settori: «agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse; assistenza alla persona…; lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare» (art. 103, comma 3). Il primo canale (comma 1) permetteva ai datori italiani o stranieri regolari di «presentare istanza… per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale ovvero per dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso», con stranieri fotosegnalati prima dell'8 marzo 2020 o presenti prima di quella data con prova documentale, con un contributo forfettario di 500 € per lavoratore; l'esito era un permesso per lavoro subordinato. Il secondo canale (comma 2) dava a chi aveva un permesso scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato né convertito, e aveva lavorato nei tre settori prima di quella data, «un permesso di soggiorno temporaneo, valido solo nel territorio nazionale, della durata di mesi sei», convertibile in lavoro se nel frattempo trovava un contratto nei settori. Le domande sono state 207.542 nel primo canale (l'85% domestico, il 15% agricolo) e circa 13.000 nel secondo; le istruttorie negli Sportelli unici sono durate anni — nel 2022 metà delle pratiche era ancora aperta, e i tribunali amministrativi hanno condannato più volte il Ministero per il silenzio — e una parte delle domande domestiche era fittizia (datori che non avevano mai avuto una colf). Il permesso ottenuto con l'art. 103 è un permesso per lavoro ordinario: si rinnova, si converte, conta per il lungo periodo. Chi ha ancora una domanda del 2020 pendente, o l'ha vista respinta per motivi formali, può chiedere il riesame o ricorrere al TAR (Il ricorso al TAR), e la giurisprudenza ha annullato molti dinieghi fondati sulla sola inadempienza contributiva del datore, che non è imputabile al lavoratore.

Le lezioni

  • Il numero. Le sanatorie hanno regolarizzato circa 1,8 milioni di persone; i decreti flussi, nello stesso periodo, molte meno. La popolazione straniera regolare in Italia si è formata soprattutto così.
  • Il datore come arbitro. Legare il permesso alla dichiarazione del datore ha prodotto in ogni tornata domande false, compravendita, ricatti; i lavoratori senza datore — i più deboli — sono rimasti fuori. Il secondo canale del 2020, l'unico basato su un diritto proprio del lavoratore, è stato il meno usato perché stretto.
  • I tempi. Le istruttorie hanno sempre richiesto anni, con i lavoratori sospesi con una ricevuta che consentiva il lavoro ma non il viaggio né il ricongiungimento.
  • L'effetto richiamo. È l'argomento contro le sanatorie, che spiega le date di presenza anteriori all'annuncio e la scelta del 2020 di limitare i settori; gli studi mostrano che le regolarizzazioni seguono, più che causare, la presenza irregolare prodotta dalla mancanza di canali legali.
  • Il permesso da sanatoria dopo anni. Chi è stato regolarizzato ha avuto poi le stesse regole di tutti: molti hanno perso il permesso al primo rinnovo per mancanza di reddito, altri sono oggi cittadini italiani.

Perché oggi non ce n'è una

Dal 2020 nessuna legge ha aperto una regolarizzazione. Le proposte ci sono state — una legge d'iniziativa popolare del 2024-2025 con le firme necessarie, proposte parlamentari dell'opposizione, richieste delle associazioni datoriali dell'agricoltura e della cura — ma il Governo ha scelto la strada opposta: più quote nel decreto flussi (497.550 nel triennio 2026-2028), la formazione nei Paesi d'origine, le espulsioni, e ha escluso una sanatoria. Il Testo Unico non contiene alcun meccanismo permanente di regolarizzazione per lavoro: il nulla osta richiede che il lavoratore sia all'estero, e il permesso per «gravi motivi» umanitari è stato ridotto ai casi della protezione speciale. Chi è irregolare oggi ha le vie della famiglia, della protezione, dei casi speciali, dei minori, o il rientro e il decreto flussi (Come si esce dall'irregolarità). Ogni annuncio di «regolarizzazione 2026» che chiede documenti o denaro è falso finché non c'è una norma in Gazzetta Ufficiale, e le associazioni e i patronati lo confermano gratis (Le truffe).

Fonti

L. 30 dicembre 1986, n. 943, art. 16; DL 30 dicembre 1989, n. 416, conv. L. 28 febbraio 1990, n. 39; DL 18 novembre 1995, n. 489, e successivi; DPCM 16 ottobre 1998; D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 113; L. 30 luglio 2002, n. 189, art. 33; DL 9 settembre 2002, n. 195, conv. L. 222/2002; DL 1° luglio 2009, n. 78, art. 1-ter, conv. L. 102/2009; D.Lgs. 16 luglio 2012, n. 109, art. 5; DL 19 maggio 2020, n. 34, art. 103, conv. L. 77/2020; Ministero dell'Interno, dati sulle domande di emersione 2020; Questione Giustizia, «Una regolarizzazione in tempo di pandemia: la lezione del passato» (28 maggio 2020), per i dati storici. Verificato il 20 settembre 2026.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.

Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:

  • La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
  • Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
  • Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
  • Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
  • Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.

La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.