Famiglia · Procedura
Familiare al seguito
Chi entra in Italia per lavorare o studiare non deve lasciare la famiglia a casa e ricongiungerla dopo: la legge consente l'ingresso «al seguito» del coniuge e dei figli, insieme, con gli stessi requisiti del ricongiungimento verificati prima della partenza. È una pagina breve per una domanda che chi ha appena ricevuto il nulla osta si fa subito: e la mia famiglia?
In breve
- «È consentito l'ingresso, al seguito dello straniero titolare di carta di soggiorno o di un visto di ingresso per lavoro subordinato relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per lavoro autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi, dei familiari con i quali è possibile attuare il ricongiungimento, a condizione che ricorrano i requisiti di disponibilità di alloggio e di reddito di cui al comma 3» (art. 29, comma 4, TUI).
- I familiari sono quelli dell'art. 29, comma 1 (coniuge, figli minori, figli maggiorenni invalidi, genitori a carico); il reddito e l'alloggio sono quelli del ricongiungimento, con la scala per familiare.
- La richiesta si fa insieme al nulla osta al lavoro allo Sportello Unico (o, per studio e religione, direttamente al consolato con la documentazione), e i familiari ricevono il visto «familiare al seguito» del decreto sui visti.
- In Italia, entro otto giorni, il permesso per motivi familiari (art. 30, comma 1, lett. a), con la stessa durata di quello del capofamiglia, lavoro pieno.
- Per i familiari dei titolari di Carta blu, dei ricercatori e dei lavoratori dell'ICT il seguito è agevolato e senza il requisito dei due anni; per i ricercatori senza prova del reddito.
Chi può portare la famiglia con sé
Il comma 4 elenca i titoli che aprono l'ingresso al seguito: la carta di soggiorno (oggi il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo); il visto per lavoro subordinato, ma solo se il contratto è «di durata non inferiore a un anno» — il lavoratore stagionale e chi ha un contratto a termine di sei mesi non possono; il visto per lavoro autonomo «non occasionale»; il visto per studio, con le regole della procedura annuale sugli studenti, che ammette il seguito del coniuge e dei figli minori se lo studente dimostra i mezzi anche per loro; il visto per motivi religiosi. La direttiva 2003/86 e le norme speciali aggiungono i ricercatori (art. 27-ter: i familiari entrano con il ricercatore o lo raggiungono «indipendentemente dalla durata del permesso», senza la prova del reddito e con la sola convenzione di accoglienza) e i titolari di Carta blu UE e di permesso ICT, per i quali il ricongiungimento è «immediato» e non richiede i due anni di soggiorno pregresso che il 2024 ha introdotto per gli altri (art. 28, comma 1-bis, che non si applica alla Carta blu per la direttiva 2021/1883). I casi dell'art. 27 (dirigenti, artisti, sportivi…) seguono la regola generale: contratto di almeno un anno.
I requisiti
«A condizione che ricorrano i requisiti di disponibilità di alloggio e di reddito di cui al comma 3»: il reddito annuo non inferiore all'assegno sociale aumentato della metà per ogni familiare (per un lavoratore con moglie e un figlio, nel 2026, 14.202,24 euro; La tabella) e l'alloggio idoneo (Idoneità alloggiativa). Il reddito, per chi entra per lavoro, è quello del contratto di soggiorno: se la retribuzione annua prevista raggiunge la soglia, il seguito è possibile; il contratto al minimo del CCNL per un lavoratore domestico convivente, per esempio, spesso non basta per il coniuge. L'alloggio è quello che il datore ha documentato nel nulla osta, che deve essere idoneo per tutto il nucleo. Per lo studente i mezzi vanno dimostrati anche per i familiari e la copertura sanitaria va estesa a loro (l'iscrizione volontaria per studenti non copre i familiari: art. 34, comma 6, TUI). Il requisito dei due anni di soggiorno legale per il coniuge e i genitori (art. 28, comma 1-bis) non può applicarsi a chi entra al seguito, perché il capofamiglia non ha ancora soggiornato; le Prefetture lo hanno letto così, e per i figli minori non si applica comunque.
La procedura
Per il lavoro subordinato il datore, nella domanda di nulla osta allo Sportello Unico, indica i familiari al seguito e allega la documentazione del reddito e dell'alloggio per il nucleo; lo Sportello rilascia il nulla osta al lavoro e il nulla osta all'ingresso dei familiari, che vengono trasmessi al consolato (Il nulla osta al lavoro). Per il lavoro autonomo la richiesta va con il nulla osta provvisorio della Questura e le attestazioni dell'art. 26. Per lo studio e i motivi religiosi non c'è nulla osta: i familiari presentano al consolato la domanda di visto «familiare al seguito» con i documenti del legame e la prova dei mezzi e dell'alloggio. Il consolato rilascia ai familiari il visto di tipo D «familiare al seguito» — una delle ventuno tipologie del decreto 850/2011 — verificando l'autenticità dei certificati di matrimonio e di nascita (tradotti e legalizzati), con il DNA se i documenti non sono attendibili (art. 29, comma 1-bis). I familiari possono entrare insieme al capofamiglia o dopo, entro la validità del visto. In Italia, entro otto giorni lavorativi, chiedono il permesso per motivi familiari (art. 30, comma 1, lett. a): allo Sportello Unico insieme al lavoratore, o con il kit; il permesso ha la durata di quello del capofamiglia, massimo due anni, con lavoro pieno e conversione libera (Il permesso per motivi familiari). I figli minori hanno il loro permesso fino ai diciotto anni (I minori sul permesso).
Che cosa fare se il datore o il consolato non collaborano
Il seguito dipende da documenti che il datore inserisce nel nulla osta: un datore che non vuole «complicare» la pratica lascia fuori la famiglia, e il lavoratore la ricongiunge dopo, con i tempi del ricongiungimento (nulla osta in 150 giorni, visto, e i due anni di soggiorno per il coniuge). Conviene quindi chiedere il seguito da subito, se il reddito lo consente, e conviene sapere che il consolato può rifiutare il visto ai familiari anche dopo il nulla osta, per dubbi sui documenti: il rifiuto del visto al seguito è un provvedimento «in materia di diritto all'unità familiare» e si impugna davanti al tribunale ordinario (Il nulla osta negato, il visto negato). Chi entra da solo e ha la famiglia già in Italia con un altro titolo può usare la coesione (Coesione familiare).
Fonti
D.Lgs. 286/1998, artt. 5 (comma 3-sexies), 27-quater, 27-quinquies, 27-ter, 28 (commi 1 e 1-bis), 29 (commi 1, 1-bis, 3, 4), 30 (comma 1, lett. a), 34 (comma 6); DPR 394/1999, art. 6; decreto interministeriale 11 maggio 2011, n. 850 (visto per familiare al seguito); direttiva 2003/86/CE, art. 5; direttiva (UE) 2021/1883, art. 17; procedura annuale MUR-MAECI sugli studenti internazionali. Verificato il 20 settembre 2026.
Dove chiedere aiuto
Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.
Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:
- La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
- Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
- Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
- Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
- Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.
La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.