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Codice fiscale, tessera sanitaria, SPID e carta d'identità

Niente in Italia funziona senza il codice fiscale, e quasi niente più senza lo SPID: il contratto di lavoro, la casa, il medico, il conto, il permesso stesso passano da questi numeri e da queste identità. Per lo straniero ottenerli è quasi sempre possibile — il codice fiscale anche senza permesso — ma le regole su chi lo rilascia, con quali documenti e con quale scadenza sono sparse e le trappole burocratiche frequenti. Questa pagina le mette in ordine.

Verificato il 20 settembre 2026Lettura: 10 min

In breve

  1. Il codice fiscale è attribuito a chi entra per lavoro dallo Sportello unico insieme al nulla osta (art. 22, comma 5, TUI; art. 6, comma 4, DPR 394/1999 per il ricongiungimento), a chi chiede il permesso dalla Questura tramite il sistema (art. 22, comma 9), e a chiunque dall'Agenzia delle Entrate con il passaporto (o altro documento) e una ragione (contratto, casa, scuola, sanità): anche senza permesso, perché il codice fiscale identifica ai fini fiscali e non attesta il soggiorno.
  2. La tessera sanitaria (che porta il codice fiscale) arriva con l'iscrizione al Servizio sanitario alla ASL e scade con il permesso: con la ricevuta di rinnovo la ASL proroga l'iscrizione e riemette la tessera. Chi non ha permesso ha il codice STP (straniero temporaneamente presente) per le cure urgenti ed essenziali (art. 35, comma 3, TUI), anonimo, senza tessera.
  3. La carta d'identità spetta allo straniero iscritto all'anagrafe, con la dicitura «non valida per l'espatrio», con la stessa durata dei cittadini (dieci anni), oggi in formato elettronico (CIE) anche per gli stranieri residenti: si viaggia con il passaporto e il permesso, non con la carta.
  4. Lo SPID si ottiene dai gestori accreditati con un documento italiano (carta d'identità, patente, passaporto italiano) o, per gli stranieri, con passaporto e permesso di soggiorno presso i gestori che li accettano (Poste con riconoscimento di persona, alcuni gestori online), con il codice fiscale e un cellulare; la CIE con il PIN dà l'identità digitale a chi ha la carta d'identità elettronica. Servono per il portale ALI (nulla osta), il fascicolo sanitario, l'INPS, l'Agenzia delle Entrate, i Comuni, l'università, il permesso online dove attivo.
  5. Gli errori frequenti — nome e cognome invertiti o troncati tra passaporto e codice fiscale, due codici fiscali, la tessera non rinnovata dalla ASL con il permesso in rinnovo, lo SPID negato — si correggono all'Agenzia delle Entrate (variazione dati), alla ASL (proroga con la ricevuta) e cambiando gestore SPID.

Il codice fiscale

Il codice fiscale è il numero che identifica la persona nell'anagrafe tributaria; non prova nulla sul soggiorno, e la legge lo attribuisce agli stranieri in tre modi. Per chi entra per lavoro, lo Sportello unico «trasmette la documentazione, ivi compreso il codice fiscale, agli uffici consolari» insieme al nulla osta (art. 22, comma 5, TUI): il lavoratore arriva con il codice già attribuito, riportato sul nulla osta e sul contratto di soggiorno. Per il ricongiungimento, «lo Sportello unico… verifica l'esistenza del codice fiscale o ne richiede l'attribuzione» per il familiare (art. 6, comma 4, DPR 394/1999). Per chi chiede il permesso, «le questure forniscono all'INPS e all'INAIL… le informazioni anagrafiche relative ai lavoratori extracomunitari…; le stesse informazioni sono trasmesse, in via telematica, a cura delle questure, all'ufficio finanziario competente che provvede all'attribuzione del codice fiscale» (art. 22, comma 9): il codice viene attribuito d'ufficio con la domanda di permesso e compare sul tesserino. Per tutti gli altri — lo studente, il familiare di italiano, il richiedente asilo, il turista che compra una casa, l'irregolare che deve fare un contratto d'affitto o iscrivere il figlio a scuola — l'Agenzia delle Entrate attribuisce il codice su richiesta (modello AA4/8) a qualunque ufficio territoriale, con un documento d'identità valido (il passaporto; per chi non lo ha, un documento del Paese o, per i richiedenti asilo, il documento nominativo) e senza chiedere il permesso di soggiorno: la circolare 8/E del 2016 e la prassi confermano che il codice fiscale spetta a chiunque abbia rapporti con la pubblica amministrazione o obblighi fiscali in Italia, e i tribunali hanno condannato i rifiuti; l'irregolare che non ha un documento riceve un codice numerico provvisorio dall'ASL per le cure (STP) e non il codice fiscale ordinario. Il codice fiscale si genera dai dati anagrafici (cognome, nome, data e luogo di nascita, sesso): i nomi vanno scritti come sul passaporto, e le trascrizioni diverse (l'ordine nome-cognome dei Paesi asiatici, i nomi composti, le traslitterazioni dall'arabo, dal cirillico, dal cinese) producono codici diversi per la stessa persona — il doppio codice è il problema più comune, e si risolve chiedendo all'Agenzia l'allineamento e la cancellazione del codice errato, con il passaporto. Il certificato di attribuzione è immediato e gratuito; la tessera plastificata con il codice arriva per posta solo a chi è iscritto al SSN (è la tessera sanitaria); gli altri hanno il tesserino verde o il certificato. Il codice fiscale è necessario per: il contratto di lavoro e l'UNILAV, il contratto d'affitto registrato, il conto corrente, l'iscrizione al SSN, la scuola, l'università, l'INPS, la partita IVA, il permesso di soggiorno stesso (il kit lo chiede), il matrimonio, la successione. Chi lascia l'Italia lo conserva a vita.

La tessera sanitaria e il codice STP

La tessera sanitaria — la card blu con il codice fiscale, il chip e la banda — è emessa dall'Agenzia delle Entrate su iscrizione al Servizio sanitario nazionale: lo straniero si iscrive alla ASL del domicilio con il permesso (o la ricevuta) che dà l'iscrizione obbligatoria (lavoro, famiglia, asilo, ecc.) o con il pagamento dell'iscrizione volontaria, sceglie il medico, e riceve la tessera per posta in alcune settimane (nell'attesa la ASL rilascia un certificato provvisorio) (Il Servizio sanitario). La scadenza della tessera segue quella del permesso: alla scadenza del permesso l'iscrizione cessa e la tessera si blocca, e chi ha la ricevuta di rinnovo deve tornare alla ASL per la proroga dell'iscrizione (la circolare del Ministero della Salute del 2012 e la prassi: l'iscrizione si proroga fino alla decisione sul rinnovo con la ricevuta), altrimenti il medico non può prescrivere e la farmacia non riconosce la tessera; alcune ASL prorogano automaticamente, molte no. Chi ha il permesso di lungo periodo ha l'iscrizione a tempo indeterminato e la tessera con scadenza ordinaria. Per gli irregolari: «ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva» (art. 35, comma 3, TUI), con il codice STP (straniero temporaneamente presente) rilasciato dalla ASL o dall'ospedale, valido sei mesi e rinnovabile, anonimo se richiesto, che non comporta segnalazione («l'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola… non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto», comma 5); l'STP non è una tessera sanitaria e non dà il medico di base, ma dà le cure, la gravidanza, i bambini, le vaccinazioni e i farmaci con il ticket o l'esenzione (Essere irregolari). Il fascicolo sanitario elettronico si apre con lo SPID o la CIE e la tessera.

La carta d'identità

Lo straniero iscritto all'anagrafe del Comune (con il permesso di almeno un anno, o la ricevuta, o come richiedente asilo: La residenza) ha diritto alla carta d'identità, oggi elettronica (CIE), come i cittadini: si prenota sul sito del Ministero dell'Interno o al Comune, si presenta con il permesso (o la ricevuta con il permesso scaduto), il passaporto, una foto e il codice fiscale, si pagano circa 22 € (16,79 più i diritti comunali), e la CIE arriva per posta in sei giorni lavorativi con il PIN e il PUK per l'identità digitale. La carta reca la dicitura «non valida per l'espatrio»: lo straniero viaggia con il passaporto e il permesso, non con la carta d'identità italiana, che serve per identificarsi in Italia (banche, uffici, polizia, votazioni amministrative dove previste, esami) e per lo SPID e la CIE come identità digitale. Dura dieci anni (cinque per i minori tra 3 e 18 anni, tre sotto i 3), indipendentemente dal permesso (la validità della carta non segue il permesso, ma la Questura e gli uffici chiedono il permesso valido per il soggiorno). Il minore straniero residente ha la carta con il consenso dei genitori. Chi non è residente (turista, studente per un semestre) non ha la carta e usa il passaporto. Il permesso di soggiorno non è un documento d'identità (lo dice il tesserino stesso: attesta il soggiorno), ma nella pratica serve, con il passaporto, per identificarsi.

SPID, CIE, PEC

Lo SPID (Sistema pubblico di identità digitale) è ormai obbligatorio per il portale ALI del nulla osta, per l'INPS (NASpI, assegno unico, ADI, estratto contributivo), per l'Agenzia delle Entrate (precompilata, cassetto fiscale), per i Comuni (anagrafe, certificati, cambio di residenza), per l'università, per il fascicolo sanitario, per le scuole, e in alcune province per la prenotazione in Questura. Gli stranieri lo ottengono dai gestori accreditati (Poste Italiane, Aruba, InfoCert, Sielte, Register, Namirial, TIM, Lepida, Intesi, TeamSystem, Etna) con: il codice fiscale, la tessera sanitaria o il certificato del codice, un cellulare, un'e-mail, e un documento di riconoscimento: la carta d'identità italiana, la patente italiana, il passaporto italiano — oppure, per gli stranieri, il passaporto straniero con il permesso di soggiorno valido, che non tutti i gestori accettano online: Poste Italiane lo accetta con il riconoscimento allo sportello (a pagamento, 12 €) o con la CIE; altri gestori accettano il permesso di soggiorno elettronico come documento; il richiedente asilo con il documento nominativo e i minori hanno difficoltà, e la CIE — per chi ha la carta d'identità italiana — è la via più semplice: la CIE con il PIN e l'app CieID è un'identità digitale di livello alto accettata da tutti i servizi pubblici. Il permesso di soggiorno non basta da solo per lo SPID (non è un documento d'identità). Dal 2026 il Governo spinge verso la CIE e il wallet «IT Wallet» dell'app IO, che gli stranieri residenti con CIE possono usare, e che conterrà anche il permesso di soggiorno in formato digitale secondo il programma del Ministero dell'Interno. La PEC (posta elettronica certificata) e il domicilio digitale INAD servono ai datori di lavoro per il nulla osta (INI-PEC per le imprese, INAD per i privati) e sono utili allo straniero per le comunicazioni con le Questure e per i ricorsi: si acquista da un gestore (pochi euro l'anno) con lo SPID o il documento.

I problemi e le soluzioni

  • Il nome sbagliato. Il codice fiscale, la tessera, il permesso, la carta d'identità devono riportare lo stesso nome del passaporto: le trascrizioni diverse (Questura e Agenzia) bloccano SPID, banca e INPS. Si chiede all'Agenzia delle Entrate la rettifica dei dati anagrafici con il passaporto, e alla Questura la correzione del permesso (aggiornamento).
  • Due codici fiscali. Chiedere all'Agenzia l'allineamento: uno resta, l'altro è annullato; i contributi INPS e i redditi vanno ricondotti al codice giusto (istanza INPS).
  • Tessera sanitaria bloccata con il permesso in rinnovo. Alla ASL con la ricevuta e il permesso scaduto: proroga dell'iscrizione e riemissione della tessera; il medico può usare il codice fiscale nel frattempo.
  • SPID rifiutato dal gestore online. Cambiare gestore o fare il riconoscimento di persona alle Poste con passaporto e permesso; o ottenere la CIE dal Comune (se residenti) e usare CieID.
  • Il richiedente asilo senza documenti: codice fiscale attribuito con il documento nominativo/validato; SPID difficile (alcuni gestori accettano il documento del richiedente); la CIE è ottenibile con l'iscrizione anagrafica (Corte cost. 186/2020).
  • L'irregolare: codice fiscale sì all'Agenzia con il passaporto (per l'affitto, la scuola dei figli, il matrimonio); tessera sanitaria no (STP); carta d'identità no (niente residenza); SPID no.

Fonti

D.Lgs. 286/1998, artt. 6 (commi 2, 7, 9), 22 (commi 5, 9), 34, 35 (commi 3-5); DPR 394/1999, artt. 6 (comma 4), 42-43; DPR 605/1973 (anagrafe tributaria) e DM 23 dicembre 1976 (codice fiscale); Agenzia delle Entrate, circ. 8/E del 2016 e istruzioni al modello AA4/8; Ministero della Salute, circolare sull'iscrizione al SSN degli stranieri con ricevuta di rinnovo (2012) e Accordo Stato-Regioni 20 dicembre 2012; DL 78/2015, art. 10 (CIE) e DM 23 dicembre 2015; art. 3 R.D. 773/1931 (TULPS, carta d'identità); DPCM 24 ottobre 2014 (SPID) e regolamenti AgID; CAD (D.Lgs. 82/2005), artt. 3-bis, 6-quater (INAD), 64 (SPID e CIE); Corte cost., sent. 186/2020. Verificato il 20 settembre 2026.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.

Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:

  • La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
  • Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
  • Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
  • Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
  • Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.

La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.