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Figli nati in Italia: iscrizione, permesso, e la cittadinanza a diciotto anni

Un bambino nato in Italia da genitori stranieri non è italiano: segue la cittadinanza dei genitori. Ma la legge gli riserva una strada precisa, che comincia in ospedale con la dichiarazione di nascita — obbligatoria e possibile anche se i genitori sono irregolari — passa per il permesso per motivi familiari fino alla maggiore età e arriva, tra i diciotto e i diciannove anni, alla dichiarazione con cui diventa cittadino se ha sempre vissuto qui legalmente. Questa pagina segue quella strada e i suoi inciampi.

Verificato il 20 settembre 2026Lettura: 7 min

In breve

  1. La nascita si dichiara entro dieci giorni al Comune o entro tre giorni in ospedale (DPR 396/2000, art. 30), da chiunque siano i genitori: nessun permesso di soggiorno è richiesto, e gli uffici non possono rifiutare l'atto né segnalare i genitori.
  2. Il figlio minore convivente con un genitore regolare «segue la condizione giuridica del genitore» e riceve un permesso per motivi familiari valido fino ai diciotto anni, oppure il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo se il genitore lo ha (art. 31, comma 1, TUI).
  3. A diciotto anni il permesso si converte in permesso per studio, per accesso al lavoro, per lavoro (art. 32, comma 1), oppure diventa un permesso per famiglia proprio, se il figlio resta a carico.
  4. Chi è nato in Italia e vi ha «risieduto legalmente senza interruzioni» fino ai diciotto anni diventa cittadino se lo dichiara entro un anno dal compleanno (art. 4, comma 2, L. 91/1992). Le interruzioni dovute a ritardi degli uffici non contano (art. 33 DL 69/2013).
  5. La sanità, la scuola e l'asilo nido spettano al bambino qualunque sia lo status dei genitori (artt. 35 e 38 TUI).

La nascita

La dichiarazione di nascita è un obbligo e un diritto del bambino, non dei genitori: si fa «entro dieci giorni presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto» oppure «entro tre giorni presso la direzione sanitaria dell'ospedale o della casa di cura» (art. 30 DPR 396/2000). I genitori devono mostrare un documento d'identità — il passaporto, anche scaduto per le Questure più attente alla sostanza, o un documento equipollente — ma non il permesso di soggiorno: l'atto di nascita non è un «provvedimento di interesse dello straniero» che richieda l'esibizione del permesso (art. 6, comma 2, TUI), e i tentativi di introdurre quell'obbligo sono caduti. Un ufficiale di stato civile che rifiuta di ricevere la dichiarazione o che segnala i genitori irregolari alla polizia commette un illecito; l'associazione o il patronato di zona sa a chi rivolgersi.

Il bambino riceve subito il codice fiscale, l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale e il pediatra: per i minori l'iscrizione è garantita anche se i genitori sono irregolari, con il codice STP o con l'iscrizione ordinaria secondo la regione (art. 35 TUI; Il Servizio sanitario nazionale). Il cognome e la cittadinanza seguono la legge nazionale dei genitori: un bambino nato a Milano da genitori peruviani è peruviano, e va registrato anche al consolato del Perù, che gli rilascia il passaporto.

Il permesso fino ai diciotto anni

«Il figlio minore dello straniero con questo convivente e regolarmente soggiornante segue la condizione giuridica del genitore con il quale convive ovvero la più favorevole tra quelle dei genitori con cui convive… Al minore è rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari valido fino al compimento della maggiore età ovvero un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ai sensi dell'articolo 9» (art. 31, comma 1, TUI). In pratica: entro pochi mesi dalla nascita si chiede alla Questura, con il kit o su appuntamento, il permesso del bambino, allegando l'atto di nascita, il passaporto del bambino (o l'iscrizione sul passaporto del genitore, dove il Paese lo consente) e il permesso del genitore; per i minori non si paga il contributo, solo i 30,46 euro del tesserino e il bollo (i costi). Il permesso è «per motivi familiari» e dura fino ai diciotto anni: non si rinnova ogni due anni con il genitore, come accadeva quando i minori erano iscritti sul permesso dei genitori. Le pagine I minori sul permesso dei genitori e Il permesso per motivi familiari completano il quadro.

Se il genitore ha il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, il figlio lo riceve a sua volta, con validità di cinque anni fino alla maggiore età (art. 9, comma 2). Se i genitori sono entrambi irregolari, il bambino non ha un permesso ma ha scuola, sanità e la protezione dall'espulsione (art. 19, comma 2, lett. a); e i genitori hanno la strada dell'art. 31, comma 3 — l'autorizzazione del Tribunale per i minorenni a restare per gravi motivi legati al figlio — spiegata in Il permesso per assistenza minore.

I diciotto anni

Al compimento della maggiore età il permesso «per motivi familiari valido fino al compimento della maggiore età» scade, e il ragazzo ha tre uscite. La prima è l'art. 32, comma 1: «allo straniero nei cui confronti sono state applicate le disposizioni di cui all'articolo 31, comma 1… può essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di studio, di accesso al lavoro, di lavoro subordinato o autonomo, per esigenze sanitarie o di cura. Il permesso di soggiorno per accesso al lavoro prescinde dal possesso dei requisiti di cui all'articolo 23», cioè non richiede né la quota né la formazione: è una conversione di diritto, fuori dal decreto flussi, e va chiesta prima o subito dopo il compleanno. La seconda è restare a carico dei genitori con un permesso per motivi familiari proprio, se i genitori hanno i requisiti dell'art. 29 (art. 30, comma 5: il figlio maggiorenne «che non possa ottenere la carta di soggiorno» converte in lavoro o studio). La terza, per chi ha sempre vissuto qui, è la cittadinanza. La pagina A diciotto anni: la conversione del permesso del minore tratta anche i minori affidati e non accompagnati.

La cittadinanza tra i diciotto e i diciannove anni

«Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data» (art. 4, comma 2, L. 91/1992). È un acquisto per dichiarazione, non una concessione: se i requisiti ci sono, il Comune deve riceverla e la cittadinanza decorre dal giorno dopo. I requisiti sono tre: la nascita in Italia; la residenza legale ininterrotta, cioè l'iscrizione anagrafica e il permesso (o l'iscrizione sul permesso dei genitori) per tutti i diciotto anni; la dichiarazione entro il diciannovesimo compleanno, davanti all'ufficiale di stato civile del Comune di residenza.

La trappola storica era l'«interruzione»: un permesso rinnovato in ritardo, un'iscrizione anagrafica saltata per un trasloco, un anno in cui i genitori erano irregolari. Il decreto-legge 69/2013 (art. 33) ha stabilito che all'interessato «non sono imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori o agli uffici della Pubblica Amministrazione, ed egli può dimostrare il possesso dei requisiti con ogni altra idonea documentazione» — certificati scolastici, vaccinazioni, referti — e che i Comuni devono avvertire i ragazzi, nei sei mesi prima del diciottesimo compleanno, della possibilità di fare la dichiarazione. Chi lascia passare il diciannovesimo compleanno non perde tutto: può chiedere la cittadinanza per residenza con i requisiti ridotti a tre anni per chi è nato in Italia (art. 9, comma 1, lett. a), ma quella è una concessione, con i tempi lunghi del Ministero. Il resto della materia — requisiti, lingua, tempi, ricorsi — è fuori dal perimetro di questo sito.

La riforma discussa negli ultimi anni, e il referendum del giugno 2025 che non ha raggiunto il quorum, non hanno cambiato l'art. 4, comma 2: il testo vigente è quello citato, verificato su normattiva alla data di questa pagina.

Il genitore di un figlio italiano

Se l'altro genitore è italiano, il bambino è italiano dalla nascita e il genitore straniero — anche irregolare, anche non convivente, purché non privato della responsabilità genitoriale — ha diritto al permesso per motivi familiari dell'art. 30, comma 1, lett. d (Il genitore straniero di un figlio italiano). È una delle poche vie di regolarizzazione certe del Testo Unico, e la pagina la spiega senza incoraggiare nulla.

Fonti

DPR 3 novembre 2000, n. 396, art. 30; D.Lgs. 286/1998, artt. 6 (comma 2), 9 (comma 2), 19 (comma 2, lett. a), 29, 30 (commi 1 e 5), 31 (commi 1 e 3), 32 (comma 1), 35, 38; L. 5 febbraio 1992, n. 91, artt. 4 (comma 2) e 9 (comma 1, lett. a); DL 21 giugno 2013, n. 69, conv. L. 98/2013, art. 33. Testi vigenti letti su normattiva il 20 settembre 2026.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.

Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:

  • La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
  • Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
  • Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
  • Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
  • Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.

La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.