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Visto per investitori e Italia Startup Visa

Sono le due porte pensate per chi ha denaro o un progetto d'impresa innovativa: la prima chiede cifre alte e nessuna attività, la seconda un progetto valutato da un comitato e risorse modeste. Entrambe evitano il decreto flussi e passano da un nulla osta ministeriale, non dallo Sportello unico. Questa pagina le spiega con i numeri della legge, i documenti e ciò che il permesso dà e non dà.

Verificato il 20 settembre 2026Lettura: 9 min

In breve

  1. Visto investitori (art. 26-bis TUI), fuori quota, per chi intende effettuare: «a) un investimento di almeno euro 2.000.000 in titoli emessi dal Governo italiano… mantenuti per almeno due anni; b) un investimento di almeno euro 500.000 in strumenti rappresentativi del capitale di una società o di un fondo di venture capital costituiti e operanti in Italia, mantenuto per almeno due anni, ovvero di almeno euro 250.000 nel caso che tale società sia una start-up innovativa…; c) una donazione a carattere filantropico di almeno euro 1.000.000 a sostegno di un progetto di pubblico interesse».
  2. Servono la prova della disponibilità e trasferibilità della somma, la «certificazione della provenienza lecita dei fondi», l'impegno scritto a investire entro tre mesi dall'ingresso, e risorse per il mantenimento oltre il minimo sanitario (comma 1, lett. c, nn. 1-3; comma 2). Il Comitato presso il Ministero delle Imprese rilascia il nulla osta; il consolato il «visto investitori».
  3. Il permesso «per investitori» è biennale, revocabile se l'investimento non è fatto entro tre mesi o è dismesso prima di due anni, «rinnovabile per periodi ulteriori di tre anni» se la somma resta investita (commi 5-6); dà «gli stessi diritti inerenti al permesso di soggiorno per lavoro autonomo», esonera per cinque anni dall'accordo di integrazione e dagli obblighi di continuità del soggiorno (comma 5-bis).
  4. Italia Startup Visa: per chi vuole fondare (o entrare in) una start-up innovativa (DL 179/2012); domanda online al Comitato ISV, nulla osta entro trenta giorni, visto per lavoro autonomo start-up di un anno, poi permesso per lavoro autonomo; risorse finanziarie documentate (le linee guida indicano almeno 50.000 €) e un business plan. Italia Startup Hub converte il permesso di chi è già in Italia.
  5. Né l'uno né l'altro danno la cittadinanza: dopo cinque anni si ha il lungo periodo con i requisiti ordinari; la famiglia entra al seguito.

Il visto per investitori

Introdotto dalla legge di bilancio 2017 (L. 232/2016) e ritoccato nel 2020 (le soglie della lett. b sono state dimezzate dal DL 34/2020), l'art. 26-bis consente «l'ingresso e il soggiorno per periodi superiori a tre mesi…, al di fuori delle quote…, agli stranieri che intendono effettuare, in nome proprio o per conto della persona giuridica che legalmente rappresentano», uno dei quattro investimenti. Le condizioni: «1) dimostrano di essere titolari e beneficiari effettivi di un importo almeno pari a euro 2.000.000, nel caso di cui alla lettera a), o euro 1.000.000, nei casi di cui alla lettera b) e alla presente lettera, importo che deve essere in ciascun caso disponibile e trasferibile in Italia; 2) presentano una dichiarazione scritta in cui si impegnano a utilizzare i fondi… per effettuare un investimento o una donazione filantropica… entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia; 3) dimostrano di avere risorse sufficienti, in aggiunta rispetto ai fondi…, e in misura almeno superiore al livello minimo previsto dalla legge per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, per il proprio mantenimento» (comma 1, lett. c). Si noti l'asimmetria: per l'investimento in società e startup (500.000 o 250.000 €) e per la donazione bisogna comunque dimostrare la titolarità di almeno 1.000.000 €. I documenti (comma 2): passaporto valido almeno tre mesi oltre il visto; «documentazione comprovante la disponibilità della somma minima… e che tale somma può essere trasferita in Italia»; «certificazione della provenienza lecita dei fondi» (estratti conto, atti di vendita, dichiarazioni dei redditi, lettera di una banca o di un professionista, secondo le linee guida antiriciclaggio del Comitato); la dichiarazione d'impegno «contenente una descrizione dettagliata delle caratteristiche e dei destinatari dell'investimento o della donazione». La procedura è online sul portale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (investorvisa.mise.gov.it): il Comitato per il visto investitori valuta e, «all'esito di una valutazione positiva della documentazione ricevuta, trasmette il nulla osta alla rappresentanza diplomatica o consolare competente per territorio che, compiuti gli accertamenti di rito, rilascia il visto di ingresso per investitori con l'espressa indicazione “visto investitori”» (comma 3); i tempi del Comitato sono di circa trenta giorni, e il nulla osta vale sei mesi per chiedere il visto (visto biennale). Se il richiedente agisce come rappresentante di una società estera, il Ministero degli Esteri verifica la condizione di reciprocità (commi 3-bis e 3-ter).

Il permesso per investitori

«Al titolare del visto per investitori è rilasciato… un permesso di soggiorno biennale recante la dicitura “per investitori”, revocabile anche prima della scadenza quando l'autorità amministrativa… comunica alla questura che lo straniero non ha effettuato l'investimento o la donazione… entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia o ha dismesso l'investimento prima della scadenza del termine di due anni» (comma 5). Entro otto giorni dall'ingresso si chiede il permesso in Questura; entro tre mesi si investe e si documenta al Comitato. «Il soggetto titolare del permesso di soggiorno per investitori esercita gli stessi diritti inerenti al permesso di soggiorno per lavoro autonomo di cui all'articolo 26, è esonerato dalla verifica della condizione di reciprocità…, e, per la durata complessiva di cinque anni a decorrere dal primo rilascio, è esonerato dall'obbligo della sottoscrizione dell'accordo di integrazione di cui all'articolo 4-bis e dagli obblighi inerenti alla continuità del soggiorno in Italia previsti dal regolamento di attuazione» (comma 5-bis): l'investitore può lavorare (autonomo e, per l'art. 6, comma 1, subordinato), non firma l'accordo di integrazione, e può vivere all'estero per lunghi periodi senza perdere il permesso — cosa che per gli altri permessi porta alla revoca dopo sei mesi di assenza. «Il permesso… è rinnovabile per periodi ulteriori di tre anni, previa valutazione positiva… della documentazione comprovante che la somma… è stata interamente impiegata entro tre mesi dalla data di ingresso in Italia e che risulta ancora investita» (comma 6): due più tre, poi ancora tre. Il permesso conta per il lungo periodo (cinque anni, con reddito e test di lingua, e con la continuità del soggiorno che per il lungo periodo torna a contare: assenze non superiori a sei mesi consecutivi e dieci complessivi) e per la cittadinanza per residenza (dieci anni di residenza legale continuativa). La famiglia entra al seguito con il visto per familiari e il permesso per motivi di famiglia della stessa durata (art. 29, comma 4; il decreto attuativo prevede il visto per i familiari dell'investitore), senza il requisito dei due anni. Fiscalmente, chi trasferisce la residenza in Italia può optare per l'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi esteri (art. 24-bis TUIR: 200.000 € l'anno per i nuovi residenti dal 2024, 300.000 dal 2026, per quindici anni), che il visto investitori è stato pensato per accompagnare; è una scelta fiscale separata dal permesso.

Italia Startup Visa

Il programma, gestito dal Ministero delle Imprese dal 2014, è una corsia dedicata dentro il visto per lavoro autonomo: il DPCM flussi riserva nella quota dell'autonomo una parte ai «cittadini stranieri per la costituzione di imprese start-up innovative ai sensi della legge 17 dicembre 2012, n. 221, in presenza dei requisiti previsti dalla stessa legge e che sono titolari di un rapporto di lavoro di natura autonoma con l'impresa». La start-up innovativa è la società di capitali non quotata, costituita da meno di cinque anni, con ricavi sotto 5 milioni, che non distribuisce utili e ha come oggetto «lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico», con almeno uno dei tre requisiti (spese in ricerca e sviluppo, personale qualificato, brevetto o software registrato) (art. 25 DL 179/2012), iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese. La procedura: il fondatore presenta online al Comitato Italia Startup Visa (esperti delle associazioni dell'innovazione, incubatori, investitori) la candidatura con il business plan, il curriculum, la prova delle risorse finanziarie per la startup — le linee guida indicano non meno di 50.000 €, propri o di investitori, incubatori certificati o fondi — e dei mezzi personali (oltre il minimo sanitario di circa 8.500 €); il Comitato decide «entro trenta giorni» e, se favorevole, rilascia il nulla osta, che sostituisce le attestazioni della Camera di commercio e della Questura previste dall'art. 39 DPR 394/1999; il consolato rilascia il visto per lavoro autonomo start-up, di un anno; in Italia il fondatore costituisce la società, la iscrive nella sezione speciale e chiede il permesso per lavoro autonomo, che al rinnovo — con l'attività avviata e un reddito adeguato — diventa biennale. Chi è già in Italia con un permesso regolare (studio, lavoro, ricerca) e vuole fondare una startup usa Italia Startup Hub: stessa valutazione del Comitato, e il nulla osta consente alla Questura di convertire il permesso in lavoro autonomo senza uscire dall'Italia e, per lo studente, fuori quota (art. 6, comma 1). Il programma è gratuito; i tempi complessivi sono di due-quattro mesi; i rifiuti del Comitato non sono frequenti quando il progetto è concreto, ma il Comitato scarta i piani generici e le società di comodo.

Quale delle due, e quale nessuna

Il visto investitori è per chi ha il capitale e non ha bisogno di lavorare: nessuna soglia di reddito da lavoro, nessun obbligo di presenza, la famiglia subito, la flessibilità del rinnovo triennale; ma vincola somme alte per anni e non è una via rapida alla cittadinanza. Lo Startup Visa è per chi ha un progetto tecnologico e poche risorse: il permesso è quello dell'autonomo, con i suoi rinnovi legati al reddito, e la startup deve nascere davvero. Chi vuole solo vivere in Italia di rendite ha il visto per residenza elettiva, che non consente il lavoro (La residenza elettiva); chi vuole aprire un'attività ordinaria — un ristorante, un negozio, uno studio — ha il lavoro autonomo in quota, con l'investitore che investe 500.000 € e assume tre persone come categoria riservata (Il lavoro autonomo); chi lavora da remoto per l'estero ha il permesso per nomadi digitali (Nomadi digitali); chi ha un'offerta di lavoro qualificato ha la Carta blu (La Carta blu UE). L'Italia non ha un «golden visa» immobiliare: l'acquisto di una casa non dà alcun titolo di soggiorno.

Fonti

D.Lgs. 286/1998, artt. 4-bis, 6 (comma 1), 26, 26-bis (commi 1-7), 29 (comma 4); L. 11 dicembre 2016, n. 232, art. 1, comma 148; DL 19 maggio 2020, n. 34, art. 38, comma 8 (soglie dimezzate); DM Sviluppo economico 21 luglio 2017 (procedura del visto investitori) e linee guida del Comitato; DL 18 ottobre 2012, n. 179, art. 25, conv. L. 221/2012 (start-up innovative); DPR 394/1999, art. 39; DPCM 2 ottobre 2025 (quota lavoro autonomo 650, categoria start-up); Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Italia Startup Visa - linee guida e portale; TUIR, art. 24-bis (imposta sostitutiva nuovi residenti, come modificato dal DL 113/2024 e dalla L. 199/2025). Verificato il 20 settembre 2026.

Dove chiedere aiuto

Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.

Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:

  • La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
  • Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
  • Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
  • Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
  • Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.

La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.