Il permesso di soggiorno · Che cosa fare se
Permesso smarrito, rubato, danneggiato
Il tesserino è piccolo e si perde, si ruba con il portafoglio, si rompe in lavatrice. La procedura è semplice — denuncia e kit per il duplicato — ma ha due punti delicati: che cosa vale nell'attesa e che cosa succede se il permesso si perde all'estero. Questa pagina risponde, e dice che cosa fare se il permesso non è perso ma trattenuto da qualcuno.
In breve
- Denuncia di smarrimento o furto a Polizia o Carabinieri (anche on line per lo smarrimento), con il numero del permesso se lo si conosce (è sulla ricevuta, sul contratto di lavoro, sulla tessera sanitaria a volte).
- Duplicato con il kit postale barrando «duplicato», con copia della denuncia, del passaporto e delle foto: costa i 30,46 euro del tesserino più bollo e Poste, senza contributo (i costi). La Questura convoca e riemette il permesso con la stessa scadenza.
- Nell'attesa la ricevuta postale con la denuncia e il passaporto provano la regolarità del soggiorno; il datore può verificare il permesso attraverso il numero.
- Permesso perso all'estero: il consolato italiano rilascia il visto di reingresso dopo aver verificato con la Questura che il permesso esiste; con quello si rientra e si chiede il duplicato.
- Se il permesso è trattenuto da un datore, un padrone di casa, un «consulente»: è un illecito, si denuncia, e la Questura rilascia il duplicato.
La denuncia
Il primo passo è la denuncia di smarrimento o di furto, a un ufficio di Polizia o dei Carabinieri; per lo smarrimento molte Questure accettano la denuncia on line attraverso il portale della Polizia di Stato. Nella denuncia si indicano il tipo di documento, il numero se lo si ricorda (compare sulla ricevuta della domanda, su alcuni contratti, sui documenti della ASL e dell'INPS), la scadenza e le circostanze. La denuncia serve a tre cose: è il documento richiesto per il duplicato; protegge da usi fraudolenti del tesserino da parte di altri; e, insieme al passaporto, dimostra ai controlli che il permesso esiste ed è stato perso, non che manca. Chi perde anche il passaporto denuncia entrambi e si rivolge al proprio consolato per il nuovo passaporto (o per l'attestazione, se il consolato non rilascia: Passaporto scaduto, mancante o negato).
Il duplicato
Il duplicato si chiede con il kit postale, barrando la casella «duplicato» nel modulo 1 e allegando la copia della denuncia, del passaporto e — se il permesso era danneggiato — il tesserino rovinato, che va restituito. Non è dovuto il contributo: si pagano i 30,46 euro del supporto elettronico con il bollettino, la marca da bollo da 16 euro e i 30 euro delle Poste. La Questura convoca per le foto e le impronte (che ha già, ma che spesso riprende) e stampa un nuovo tesserino con la stessa scadenza del precedente e un nuovo numero; il vecchio numero viene annullato nelle banche dati. I tempi sono quelli dei rinnovi, spesso mesi: nell'attesa, la ricevuta postale, la denuncia e il passaporto sono il documento. Se il permesso stava per scadere, conviene chiedere direttamente il rinnovo, allegando la denuncia, invece del duplicato: si evita una doppia pratica. Se si ritrova il permesso dopo aver chiesto il duplicato, il vecchio tesserino non vale più e va restituito alla Questura.
Nell'attesa: che cosa vale
La regola dell'art. 5, comma 9-bis, TUI — la ricevuta consente il soggiorno e il lavoro — è scritta per il rilascio, il rinnovo e la conversione, non per il duplicato; ma il permesso duplicato esiste ed è valido, e ciò che manca è solo il supporto. Ai controlli si presentano il passaporto, la denuncia e la ricevuta del kit; la polizia verifica nelle proprie banche dati che il permesso esiste. Il datore di lavoro verifica la regolarità con il numero del permesso e la ricevuta, e l'assunzione è possibile (Assumere uno straniero già in Italia). Per viaggiare in Italia non c'è problema; per uscire dall'area Schengen e rientrare, il duplicato non ancora consegnato è un rischio, perché alla frontiera esterna il permesso fisico è richiesto (art. 4, comma 1): se il viaggio non può aspettare, si chiede alla Questura un'attestazione o si usa al ritorno la procedura del visto di reingresso. Verso il Paese d'origine e ritorno vale la regola della ricevuta (La ricevuta), con la denuncia in più.
Il permesso perso all'estero
Chi perde il permesso durante un viaggio fuori dall'area Schengen non può rientrare con il solo passaporto: alla frontiera esterna il permesso è la condizione d'ingresso. La soluzione è il visto di reingresso, una delle ventuno tipologie del decreto sui visti, che il consolato italiano del luogo rilascia a chi «ha un permesso di soggiorno in corso di validità» dopo aver verificato con la Questura che il permesso esiste ed è valido; servono la denuncia locale di smarrimento o furto, il passaporto, la prova del permesso (fotocopia, ricevuta, numero) e il pagamento del diritto. I tempi vanno da pochi giorni a settimane, secondo il consolato e la Questura che deve rispondere. Con il visto di reingresso si torna in Italia e si chiede il duplicato con il kit. Chi ha il permesso scaduto durante il viaggio e la ricevuta del rinnovo in Italia è nel caso della ricevuta: il rientro è possibile solo dal Paese d'origine (Viaggiare con il permesso). Chi perde il permesso in un altro Paese Schengen può rientrare in Italia via terra o con voli interni senza controllo di frontiera, ma i controlli di polizia esistono anche lì: la denuncia locale e la copia del permesso aiutano. La copia digitale del permesso — una foto sul telefono, una scansione nel cloud — non ha valore legale ma ha valore pratico in tutti questi casi: ricostruisce il numero, la scadenza, il tipo, e accelera ogni verifica.
Il permesso trattenuto da altri
Un datore di lavoro che tiene i documenti dei dipendenti, un padrone di casa che li conserva «a garanzia», un intermediario che li trattiene finché non viene pagato: è un illecito, e in alcune situazioni un indizio dei reati di sfruttamento (l'art. 603-bis c.p. considera indice di sfruttamento la sottrazione dei documenti) o di tratta. Il permesso e il passaporto sono personali e non possono essere ritirati da privati; solo l'autorità può trattenerli, nei casi previsti (le misure alternative al trattenimento, per esempio). Chi si trova in questa situazione denuncia lo smarrimento o la sottrazione — la denuncia non richiede di accusare nessuno, si può dichiarare che il documento è stato trattenuto da terzi — e chiede il duplicato; se c'è sfruttamento, le pagine Lavoro nero, sfruttamento e Vittime di tratta spiegano le protezioni. I «consulenti» che chiedono di consegnare il permesso originale «per la pratica» sono uno dei segnali d'allarme più chiari (Le truffe): nessuna pratica richiede di lasciare l'originale a un privato.
Fonti
D.Lgs. 286/1998, artt. 4 (comma 1), 5 (commi 8 e 9-bis), 6 (comma 3); DPR 394/1999, art. 9; D.I. 850/2011 (visto di reingresso); regolamento (CE) 1030/2002; Portale Immigrazione, tabelle costi (duplicato: solo il costo del supporto); codice penale, art. 603-bis. Verificato il 20 settembre 2026.
Dove chiedere aiuto
Questo sito spiega. Non rappresenta nessuno e non risponde a nessuno.
Non ha un telefono e non risponde ai singoli casi. Chi ha bisogno di una persona che se ne occupi trova qui i canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:
- La Questura della provincia in cui vivi — l'Ufficio immigrazione rilascia e rinnova i permessi; lo stato della pratica si controlla sul Portale Immigrazione (portaleimmigrazione.it) con il numero della ricevuta postale; gli uffici e gli orari sono su poliziadistato.it.
- Lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura — nulla osta al lavoro e al ricongiungimento, contratto di soggiorno, accordo di integrazione; il portale delle domande è nullaostalavoro.dlci.interno.it e i temi sono spiegati su interno.gov.it e integrazionemigranti.gov.it.
- Gli istituti di patronato — assistenza gratuita per kit, INPS e pratiche; l'elenco degli istituti riconosciuti è pubblicato dal Ministero del Lavoro (lavoro.gov.it).
- Gli ordini degli avvocati — l'albo nazionale del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) dice chi è davvero un avvocato; presso ogni ordine si chiede il patrocinio a spese dello Stato.
- Il numero verde antitratta 800 290 290 e i servizi in Italia di UNHCR (unhcr.org/it) e OIM (italy.iom.int) per chi chiede protezione o vuole tornare a casa con un programma assistito.
La pagina Aiuto gratuito spiega che cosa fa ciascuno di questi sportelli e come riconoscere chi chiede soldi per un modulo gratuito.